venerdì 14 febbraio 2014

criterio di appartenenza [there's nothing here, but what here's mine]



entro in sala professori. e appoggi gli occhi su di una fede, qualsiasi, su di un dito, qualsiasi. forse la maggior parte delle persone non si soffermerebbe nemmeno a pensare. rifletto sulla consistenza fisica di quel simbolo. un cerchio, di metallo. obbligatorio portarlo. qualsiasi marito o moglie vacillerebbe al pensiero che il partner non lo indossi costantemente. e da sempre, nella mia testa, compare un gigantesco "perchè?". intendo perchè come SCOPO, non come CAUSA. lo scopo è avvisare chi guarda, mi pare lampante. territorialità. un segnale di appartenenza. limitazione della libertà. rabbrividisco. quale essere umano davvero senziente accetta una limitazione qualsiasi della propria libertà di agire, nella propria personale unica e insindacabile vita? voglio dire quanti saranno in punto di morte con me, sul mio letto, a fare i conti con la mia vita? una sola parola per descrivere questa moltitudine: NESSUNO.
poi cerco di razionalizzare. esistono persone che fanno questo per scelta. probabilmente è un simbolo di felicità e soddisfazione personale. di realizzazione. per un secondo mi domando se non sia questo il mio problema ultimamente. se non mi manchi davvero qualcosa. ma, per fortuna, è solo un secondo.