venerdì 14 febbraio 2014

criterio di appartenenza [there's nothing here, but what here's mine]



entro in sala professori. e appoggi gli occhi su di una fede, qualsiasi, su di un dito, qualsiasi. forse la maggior parte delle persone non si soffermerebbe nemmeno a pensare. rifletto sulla consistenza fisica di quel simbolo. un cerchio, di metallo. obbligatorio portarlo. qualsiasi marito o moglie vacillerebbe al pensiero che il partner non lo indossi costantemente. e da sempre, nella mia testa, compare un gigantesco "perchè?". intendo perchè come SCOPO, non come CAUSA. lo scopo è avvisare chi guarda, mi pare lampante. territorialità. un segnale di appartenenza. limitazione della libertà. rabbrividisco. quale essere umano davvero senziente accetta una limitazione qualsiasi della propria libertà di agire, nella propria personale unica e insindacabile vita? voglio dire quanti saranno in punto di morte con me, sul mio letto, a fare i conti con la mia vita? una sola parola per descrivere questa moltitudine: NESSUNO.
poi cerco di razionalizzare. esistono persone che fanno questo per scelta. probabilmente è un simbolo di felicità e soddisfazione personale. di realizzazione. per un secondo mi domando se non sia questo il mio problema ultimamente. se non mi manchi davvero qualcosa. ma, per fortuna, è solo un secondo.

3 commenti:

  1. APPARTENENZA o APPARENZA?
    Non è sfizioso pensare che non sia un caso se queste due parole siano così fottutamente simili? Foneticamente sono quasi identiche e possiedono 9 lettere in comune. La parola "Apparenza" è peraltro completamente contenuta nella parola "Appartenenza", è curioso no?

    La fede al dito è il simbolo dell'avvenuto contratto tra le due persone che accettano, come parti in causa, di condividere la vita insieme, di vivere sotto lo stesso tetto e di rispettare un codice che prevede una serie di oneri e onori. E' un simbolo che dovrebbe testimoniare amore tra le due persone che lo portano, fedeltà e devozione fino a che non subentri la morte di una delle due parti. Ok fin qui tutto chiaro. E le eccezioni?

    Un esempio qualunque... oggi ero a pranzo con una persona che porta quel simbolo al dito, e nel medesimo pranzo mi raccontava di come la sera precedente, per festeggiare un evento favorevole sul lavoro, si fosse coccolato spendendo in un pomeriggio circa 1500 euro in una camera di un famoso hotel del centro di milano insieme a 3 escort d'alto rango. E si lamentava perchè le stesse troie avevano lasciato il loro profumo sulla sua giacca e quando la sua bimba le era saltata al collo la sera, aveva detto ad alta voce "Papà che buono questo profumo!", la moglie insospettita lo aveva quasi scoperto... Conosco la moglie di questa persona e la mia sensazione è che sappia perfettamente, ma che sopporti da tempo, in silenzio.

    Questo è il cerchio d'oro Shining Blue. Un cerchio che in un nutrito numero di casi stringe fino a soffocare. E' il cerchio dell'apparenza, del quieto vivere, degli equilibri precari da mantenere a tutti i costi, chissà poi perchè!
    Gente che evade e trasgredisce, giustificandosi in ogni modo, ma che poi torna al focolare domestico con la faccia da agnellino innocente e riavvia la modalità "sogno di una vita perfetta" per dare a tutti l'idea di avercela fatta con il proprio progetto e di aver raggiunto la felicità e l'appagamento.

    Magari non è per tutti così, e forse c'e' chi ci crede davvero, a tal punto da sentirsi davvero felici in quella gabbietta d'oro che arredano per bene per tutta la vita senza sgarrare di una virgola.
    Senza con questo voler criticare le scelte di qualcuno se mi immagino nei loro panni, con quel tipo di direzione di vita, mi sale una tristezza indicibile. Quel tipo di vita, non è la mia vita. Questo mi è chiaro.

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  2. no, non avevo mai riflettuto sulla similitudine fonetica tra le due parole. e come tutte le cose, forse no, non è un caso. in realtà, la radice etimologica è diversa. ma non credo molto al caso.

    credo fermamente che la nostra società si stia evolvendo. nelle centinaia di anni che sono passate da quando il matrimonio esiste, abbiamo assistito a un cambiamento progressivo e improrogabile delle regole morali ad esso connesse.
    mi piace immaginare che in un prossimo futuro la coppia innamorata e sposata durerà solo finchè l'amore dura. o fino al completo svezzamento dei figli. o fino a una realistica e veritiera persistenza del sentimento d'amore. in fondo, queste tre condizioni credo che più o meno coincidano. nella mia testa, la maggior parte delle coppie crolla (oltre che per incompatibilità caratteriale, è ovvio) per una tempistica organizzativa scorretta nella loro storia d'amore. troppi tempi noiosi e vuoti. aspettando di convivere. aspettando di poter avere un figlio. aspettando che cresca. aspettando di morire. che noia. io, per carattere, non aspetto. mai. e fondamentalmente credo che buona parte dell'amore si esaurisca quando i figli cominciano a diventare parzialemente indipendenti. parlo di coppie funzionanti, è ovvio, e allora la domanda è: perchè dobbiamo continuare a rimanere insieme, reggendo in piedi un matrimonio che è un simulacro, una impalcatura vuota, un esoscheletro il cui abitante interno è morto da tempo? innamoriamoci. svezziamo i nostri figli. e poi lasciamoci, se l'amore finisce. se l'amore non basta. ma temo che, al momento, la nostra società non sia ancora pronta a questo scenario. c'è un momento per tutto. c'è stato un momento per il matrimonio, uno per il divorzio, uno per i rapporti prematrimoniali.... arriverà anche il momento dei rapporti postmatrimoniali. forse non oggi.

    per quel che mi riguarda, io non funzionerei neanche con i postmatrimoniali. io sono per i rapporti comatrimoniali. perchè dividere ciò che può rimanere unito perchè scegliere ciò che potrebbe invece convivere. e non sono sicuramente la sola. realisticamente, una grossa fetta delle persone coinvolte in questo momento in un rapporto di coppia ha bisogno non di aspettare che termini per averne uno nuovo... ma di averlo seduta stante. subito. contemporaneamente. ecco. quella sono io. per esempio.
    una volta un uomo a cui proposi di costruire un rapporto del genere mi fece la fatidica domanda. "e come vedi il nostro futuro? come pensi di organizzarlo?". ecco. la risposta a questa domanda non c'è. la risposta a questa domanda è: non lo so. la risposta a questa domanda è: si procederà per tentativi ed errori. come è sempre stato da che mondo e mondo. sbagliando. e sbattendoci la testa. e sanguinando. copiosamente.

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  3. Esatto, quando si ha la fortuna di incontrare una persona con il pensiero finalmente aperto è sicuramente molto più sensato provare a sperimentare e a percorrere nuove strade e soluzioni. A costo di sbatterci la testa appunto. Molto più sensato rispetto all'accettare passivamente uno schema ereditato ed evidentemente già fallito, forzando la propria forma per incastrarcisi dentro.
    E poi come è andata con l'uomo a cui hai fatto la tua proposta?

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