domenica 29 dicembre 2013

un'ala sola (per volare non dobbiamo rimanere abbracciati)


a volte incontro persone che mi stupiscono. l'umanità è fornita di una varietà di comportamenti e una libertà di scelta tale da poter sembrare completamente priva di senso e di possibilità di utilizzo. ma è il nostro bello. ed il nostro punto di forza.

a volte incontro persone strane, che mi stupiscono. sono persone che regolano la loro vita sulla base di altre persone. che per prendere decisioni si consultano. persone non in grado di prendere le proprie scelte da soli, individui che mettono altri individui davanti a sé ad ogni respiro. persone che perseguono il bene della coppia e non più il loro bene individuale, come singoli organismi. è un concetto che ha qualcosa di alieno e di estremo, per me. rinunciare alla propria libertà personale in nome di qualcosa che viene chiamato amore. ecco. è una cosa che mi risulta incomprensibile e che, oltretutto, non mi riesce molto bene. e questa consapevolezza mi fa impazzire. mi fa sentire un uraniano su marte. un essere pensato per un pianeta gassoso che si ritrova precipitato su un dolorosissimo e caldissimo pianeta roccioso. totalmente privo di senso e di possibilità di utilizzo. un nonsense destinato a fallire.

la mia felicità dipende solamente da me stessa. non sono gli altri a deciderla per me. non è negoziabile. non esistono compromessi. cammino per la mia strada da sola e guardo sempre fisso avanti. strade parallele che non si incontrano. a volte trovo altri viaggiatori. mi piace farmi accompagnare. ma non cambio traiettoria, non modifico nè tempi nè percorsi. sulla strada che mi conduce al mio punto di morte ci sono solo io. comando solo io. piango solo io.
questo agli occhi degli altri può sembrare stupido e crudele. e ognuno di questi "altri" è sempre pronto a rendermi partecipe della loro libera e non richiesta interpretazione di come mi comporto.
"non hai ancora trovato la persona giusta."
" sei ancora giovane."
"fai cosi perché te lo puoi ancora permettere."
"hai solo paura. "
"sei solo una gran puttana. "
bene. comunicazione ufficiale:
NO

non è cosi. e... un'altra cosa: comunicazione ufficiale bis: MI COMPORTO COSI PERCHÉ MI FA STARE BENE. e come voi non avete scelta, nel chiudervi dentro la vostra re-interpretazione personale del "e vissero per sempre felici e contenti insieme", non ce l'ho neanche io. vivo cosi perché sono così. non sono stronza nè egoista più di quanto non lo siate anche voi. ogni sera mi siedo a tavola e mi sento felice di ciò che ho fatto e di ciò che ho scelto. desideri appagati. affetti soddisfatti. l'anima in pace.


a volte incontro persone che mi stupiscono. hanno quattro braccia, quattro gambe ed un solo cuore. li riconosci, lontano un miglio, dai loro sorrisi beati. dal modo che hanno di completarsi le frasi a vicenda. dal modo in cui camminano abbracciati.
credo di essere un'ala sola. una di quelle che non ha un elemento speciale che la completa. sorrido da sola. viaggio da sola. ballo, da sola. non ho bisogno di accompagnatori. nè di rassicurazioni. non del tipo che intendete voi. la mia felicita non è rinchiusa nelle mani di nessuno. la gestisco bene da sola. riparandomi dalle occhiate invidiose. dalle persone che non mi salutano. da quelle che preferiscono fingere di ignorarmi per tutta la durata di una cena. sorridendo a chi mi guarda dentro. fissandomi sui dettagli. un gatto nero che gioca sul mio piede nudo. la bellezza di una coppia che si ama. il colore blu intenso del mare d'inverno. il profumo del cibo. l'odore del sesso.
decisamente un'ala sola. non ho bisogno di volare abbracciata. scopo lo stesso. rido lo stesso. amo lo stesso, ogni singola persona che mi accompagna nella mia strada. e che prima o poi, comunque, come tutti, se ne andrà.

martedì 24 dicembre 2013

deviazioni ( o del brancolare nel buio)

"deviazione (s.f.): Il deviare, il modificare la direzione."

deviare. si sente anche solo dal suono della parola: de-viare. significa prendere un'altra strada. un'altra direzione, più precisamente dà l'idea di qualcuno che imponga un cambio di direzione a qualcosa o a qualcuno. deviare una palla. deviare il corso degli eventi. in ogni caso, non si può negare che sia uno di quei termini la cui ombra sulla pagina bianca ha un'accezione negativa.


Mi chiedo quale fosse la via giusta. IL SENTIERO DELLA VERITA' E DELLA GIUSTIZIA. Cosa o chi avrei dovuto ascoltare e seguire ? le suore? le compagnette del liceo? o mia madre? nella fattispecie, mia madre l'ho seguita. alla lettera. mia madre mi ha sempre insegnato quanto le deviazioni siano belle. e come le differenze rendano le persone speciali, i luoghi unici, gli attimi irripetibili. nessuno di noi deve per forza essere uguale agli altri. lei per prima, non lo è mai stata. potevano esserlo i suoi figli?
quindi ora non vi lamentate. se il mio comportamento non è normale. voi mi avete insegnato che il sentiero della giustiza passa per l'ascolto del nostro cuore.

"Figurato: l'allontanarsi da una linea di condotta: quella scelta è una deviazione dalle sue convinzioni "

eccoci qui. allontanarsi da una linea di condotta in genere valida per tutto il resto del mondo. beh. dio ringrazi il mio spirito critico. non so se sia grazie ad esso che sono così, o se sia perchè sono così che ne sono dotata in cospicua quantità..... mio fratello dice che non sono solamente critica, nè che mi si possa definire "obiettiva". piuttosto "cinica". il che, mi ha fatto osservare, in amore è la stessa cosa che dire obiettiva. avrei dovuto rispondere con un "chi è il cinico ora?".

anyway. le linee presolcate non mi piacciono. le strade già appianate. le direzioni consumate. niente di tutto questo. adoro attraversare il prato. decidere da sola l'itinerario. calpestare il manto immacolato di neve. sdraiarmi in punti nei boschi dove non è mai passato nessuno. cerco la mia strada. ovunque essa sia. fuori o dentro dai vostri sentieri. e, credetemi. statisticamente, è impossibile che sia identica alla vostra.

"In statistica, la deviazione standard è un indice che consente di misurare la dispersione delle singole osservazioni intorno alla media aritmetica. "

lasciatemi fare un esempio. supponiamo che contiate il numero di giornate in un anno in cui c'è una temperatura media, diciamo tra i 18 e i 22 gradi ed il numero di giornate, sempre in un anno, in cui ci sono temperature più estreme, dai 25-28 gradi estivi ai 10-15 gradi autunnali fino ai 32 torridi del ferragosto od i terribili -15 delle dure giornate invernali. se decideste di visualizzare i dati ottenuti usando excel, otterreste un grafico di questo genere:

si chiama curva gaussiana. e rappresenta la distribuzione tipica di frequenza di eventi del tutto casuali. questo grafico visualizza bene il fatto che eventi casuali si distribuiscono in maniera massiva attorno a valori "medi", che sono appunto quelli più frequenti.
lasciatemi essere ancora più chiara: la maggior parte delle volte, l'evento che accade sarà un evento medio. nel nostro caso, temperature "miti".  più vi sposterete verso gli estremi, ad esempio contando i giorni in cui la temperatura è sotto gli zero gradi o sopra i 32, più la frequenza con cui riscontrerete quell'evento sarà bassa. in qualsiasi direzione estrema vi spostiate. ecco. bene. ora sappiate che la distanza dell'evento estremo dall'evento medio è detta deviazione. e perchè "standard" allora? qui viene il bello. perchè esistono una serie di deviazioni che sono considerate accettate. accettabili. standard. e sono tutte quelle deviazioni collegate ad eventi non proprio medi, ma nemmeno così tanto estremi. nel nostro caso, saranno accettate deviazioni fino a 8 o 25 gradi, ad esempio, prima di definire la temperatura misurata "estrema". e qui ci scappa il morto, come si suol dire. perchè viene da chiedersi chi decida quando e quanto una temperatura sia estrema. c'è una soglia di normalità? qual'è il comportamento normale e quale quello deviato? bene. come tutto, in matematica, la normalità è una questione di convenzioni. tradotto in parole povere, di accordi. innanzitutto, occorre che chi analizza i dati si accordi su cosa è NORMALE. è la maggioranza delle persone che decide davvero cosa è normale od occorre deciderlo in partenza, prima di svolgere l'indagine statistica? mi spiego ancora. se decidete che è normale ciò che è inequivocabilmente deciso dalla morale o dalla intelligenza delle persone indipendentemente dai dati statistici, quindi nel secondo caso, allora è perfettamente inutile svolgere una indagine statistica. se decidete invece, come sembra più scrupoloso, di basarvi sui risultati ricavati dalle vostre maggioranze, allora vi esponete al rischio di una lapidazione pubblica. mi spiego. una popolazione in cui è perfettamente normale nutrirsi di cavallette, avrà la maggioranza delle persone che si nutrono di un numero medio di cavallette che oscilli tra i - sparo a caso - 7 e 17 ortotteri al giorno. non esattamente una concezione NORMALE di alimentazione. una popolazione composta da prevalentemente eterosessuali definirà statisticamente la normalità attorno all'eterosessualità, prendendola a campione mondiale di normale comportamento sessuale pur ignorando bellamente il fatto che anche omosessuali e bisessuali si sentono perfettamente normali. allo stesso modo, una popolazione composta principalmente da preti definirà statisticamente il normale comportamento sessuale come la pedofilia...... ehm. no, così non va. se ci affidiamo alla statistica, ci accorgiamo come il concetto di normalità di una popolazione dipende da quanto è deviata quella popolazione. quindi è assolutamente un metodo poco obiettivo e soprattutto poco efficace per stabilire quale sia la retta via che porta sul sentiero della giustizia.
c'è da aggiungere anche che in una popolazione con comportamenti del tutto eterogenei e diversificati tra di loro, inoltre, il valore medio preso a simbolo di normalità rischia di essere una valore immaginario, assolutamente non veritierio e che non ha riscontro papabile con la realtà. un po' come la storia dei polli, ma lievemente modificata. se in una popolazione i ricchi mangiano sempre 3 polli al giorno a testa e i poveri sempre uno, verrà fuori che il rappresentante medio del comportamento NORMALE di quella popolazione ne mangia 2 al giorno. pur non esistendo nessuno in tutto il paese che ne abbia mai mangiati 2 nella sua vita.
va da sè, che questo non è sicuramente un modo sicuro per stabilire ciò che è normale e ciò che è deviato. se ci aggiungete anche che il termine "maggioranza delle persone" non è nemmeno definito matematicamente, poichè in qualsiasi indagine statistica il livello di "accettabilità" di deviazione va definito numericamente prima in base ad un accordo prettamente arbitrario tra le persone che conducono questa indagine, allora direi che la definizione statistica di deviazione non funziona. immaginatevi quella di deviazione standard. come tanti altri strumenti matematici, anche questo della deviazione standars è, come si dice, il risultato di una sega immaginaria di gruppo tra matematici. pur nascendo dalla pura osservazione diretta ed obiettiva delle cose. qualsiasi grafico di frequenza di eventi studiate, vi troverete sempre a sbattere contro la campana gaussiana. chiamata così perchè nella pancia grossa del suo rimbombante suono accoglie la maggior parte degli eventi casuali delle persone. e che è solo sotto le sue code che nasconde gli eventi speciali, anomali, alterati. devianti. un po' come la polvere nascosta sotto il tappeto quando vostra suocera vi viene a trovare d'improvviso, insomma.

ma andiamo pure avanti.

"deviazione sessuale o devianza sessuale, comportamento sessuale diverso da quello comunemente considerato normale da un punto di vista sociale e biologico (anche parafilia). "

 ed eccoci qui. abbiamo avuto difficoltà a definire il concetto di normalità. ma sicuramente non è difficile definire quello di anormalità o devianza. è deviante tutto ciò che è diverso dal comportamento medio della popolazione. e nessuno di voi potrebbe negarmi di saper identificare con sicurezza un punk in mezzo a un branco di cellini o una rockstar in mezzo ad una gita di suore. in fondo. sarà difficile definire matematicamente il normale. ma è evidente come il diverso sia facilmente individuabile.

dunque viene da chiedersi se la definizione di normalità non potrebbe partire dal lato opposto. dall'immaginare di chiudere in una stanza tutti i diversi e poi descrivere matematicamente il gruppo dei rimanenti. così potremmo legare con una corda tutti quelli che hanno più del 30% del corpo coperto da tatuaggi e chi si sia mai fatto più di 10 piercing nella stessa vita. potremmo annodare i lacci delle scarpe agli uomini con più di una famiglia attiva nello stesso momento o le donne che si scopano il marito della propria migliore amica. potremmo legare per i polsi i ragazzini che hanno commesso almeno un reato all'anno per tutta la durata della loro adolescenza e le femminucce che hanno pubblicato le loro foto nude su un social network ad uso libero e gratuito. a questo punto potremmo anche associarle al gruppo di tutte le mamme che non hanno resistito al desiderio di inviare la foto di loro stesse nude al marito o all'amante lontano. e unirle con il gruppo degli uomini che registra di nascosto le proprie prestazioni sessuali per poi riguardarsele in un secondo momento. dovremmo anche iniziare a rinchiudere in un cappio stretto tutte quelle donne che si scopano più di due uomini diversi a settimana e gli uomini che ammettono apertamente di adorare la stimolazione del punto L. sicuramente è facile individuare come evidentemente diversi coloro che ricavano piacere dai maltrattamenti, fisici o psicologici che siano. tutti coloro che amano prendere il sole nudi sono facilmente identificabili lungo la linea costiera mondiale. le donne che abbandonano la propria famiglia, figli compresi. i mariti che si scopano le proprie amanti una volta a settimana da più di sei mesi. i figli che non parlano più ad i loro padri.
credo che, se vi guardate bene bene addosso e dentro, troverete da qualche parte un capo di questa corda. i gruppi che abbiamo definito come diversi alla fine coprono tutta la normalità. qualsiasi deviazione ha almeno un piede all'interno della campana gaussiana. e ne ascolta i solenni rintocchi. definire chi è diverso è semplice. quanto ed in che modo sia diverso da voi lo è un po' meno.

quindi siamo tornati al punto di partenza. la morale non ci aiuta a definire obiettivamente chi sia normale, così come la statistica non può, così come il ragionamento al contrario. forse c'è solo una speranza. procedere per tentativi ed errori. è l'ultima strada, ma la più efficace quando si brancola nel buio. è per tentativi ed errori che abbiamo imparato a cuocerci le nostre bistecche primitive sul fuoco, ed oggi non possiamo negare che l'arte culinaria abbia raggiunto risultati invidiabili. forse dovremmo solo applicare questo tipo di comportamento un po' più spesso, con un po' più di costanza e lungimiranza. nessuno ha mai detto che strappare i denti cariati fosse la soluzione migliore, eppure una volta lo facevano ed era la cura normale al mal di denti. nessuno ha mai detto che i matrimoni combinati fossero la soluzione migliore, eppure erano l'unica alternativa davvero presa in considerazione un tempo, specialmente dai ricchi e potenti o dai poveri in cerca di sostentamento. nessuno ha mai detto che l'animale uomo è fedele e monogamo. eppure ad oggi è ancora in uso crederlo. la verità è che non ci hanno fatto con il libretto di istruzioni. e nemmeno con la indicazioni su come procedere e verso quale direzione. non per forza quella inforcata da tutti deve essere quella che ci condurrà dove vogliamo andare. a volte si entra in vicoli ciechi. e a volte ci si copre gli occhi pur di non accorgersene e si finisce per essere ancora sempre più ciechi. la bibbia ci dice che l'unica equazione corretta è: uomo più donna = bambino. ma il solo tasso di orgasmi dei maschi in questa stanza ne è la dimostrazione contraria (cit.).
 a volte bisogna avere il coraggio di ammettere che si è sbagliata la direzione. occorre fermarsi, voltarsi e ricominciare a camminare. indietro. o meglio, avanti in un'altra direzione. nel buio.
Because when it comes to love, we are all in the dark (cit.)

martedì 3 dicembre 2013

autismo sentimentale

spesso gli autistici faticano a comprendere il significato di alcuni stati d animo, a riconoscere e comprendere le espressioni facciali che indicano un qualsiasi sentimento. si puo dire che siano tutto meno che empatici. non sanno calarsi nei panni degli altri, ne tanto meno riconoscerne o comprenderne sentimenti e motivazioni.

ecco. a volte mi sento un po' autistica. specialmente nei confronti dei monogami.loro parlano, urlano, strillano, si infuriano, piangono. e io li guardo come da oltre uno spesso strato di plexiglass. e mi faccio solo una grande domanda: perché?

perché avete bisogno di definire una coppia in base a quello che fa o non fa insieme? cosa diavolo SIGNIFICA???

sarò scema io. ma non comprendo espressioni del tipo "le cose che di solito fanno le coppie". allora. intanto, di solito le coppie tra di loro scopano. il che significherebbe che ad oggi io ho almeno tre rapporti di coppia all attivo. quindi, parti dal presupposto che non siamo una coppia normale.... e dammi controllo. flash. dammi sopportazione.

come fai a chiedermi una limitazione temporale di ciò che decido di condividere con altri? quale senso ha? lasciarmici passare la giornata al mare ma non le 24ore filate..... qual è lo scopo di questa limitazione? non togliere del tempo a te? impedire a me di affezionarmi a loro? o solo non renderti lo zimbello cornuto di tutta la regione? quale significato ha il fatto che io dorma con qualcuno, se è una pura questione di formalità? e il giorno che non succedesse più? cosa dovrei fare? lasciarti? il giorno che io incontrassi un altra persona di fianco a cui desidero addormentarmi.... io e te smetteremmo di essere una coppia? non lo so. voglio provare a spiegarti ma mi accorgo che usiamo lingue diverse, con termini e frasi intraducibili. guardo s. che bacia c. e non sono gelosa. penso che lui la ama ma non ama me e non è un problema. spio a. legare la donna di turno e non riesco a reprimere un brivido di eccitazione. il mio cervello è diverso. di sicuro non è normale.

voglio essere l'unico, mi dici. che differenza fa? che cosa ti toglie il fatto che io vada a passare una nottata con qualcun altro? quali pensieri malvagi e contriti ti occludono il cervello quando sai che sono stata a letto con un altro uomo? dammi comprensione. flash. dammi empatia. sto impazzendo.il mio cervello sta impazzendo. credo di essere un tantino autistica.un'autistica sentimentale.

venerdì 4 ottobre 2013

delle persone che non ci bastano (ti prego, non ti ci affezionare)


leggi le sue parole e me lo dici. ti prego non ti ci affezionare. è un uomo che non ha nulla da darti. non ti soddisferà. non ti basterà. è incredibilmente freddo.non è in grado di darti ciò di cui hai bisogno.
hai ragione. lo so. in fondo, quale uomo è in grado di darmi ciò di cui ho bisogno? e sono io, che sono troppo esigente, o sono gli altri, che si accontentano troppo presto? o che fingono, forse? si convincono, autoconvincono, che io gli basterò. che sarò tutto per loro. che non cercheranno niente altro. non desidereranno niente altro. oggi e nell'ora della nostra morte. amen.
amen???? potrei morire di NOIA in una relazione poligama. potrei appassire un giorno dopo l'altro fino a rischiare il collasso. potrei marcire, ammuffendo sulle solite quattro bellissime linee del tuo viso. perchè, in fondo, ho bisogno anche di altro. sempre di altro. anche di altro. e poi di altro dall'altro. ancora.
forse aveva ragione la mia di storia lunga. forse a me non basta mai niente e mai mi basterà. perchè sono, nella vita sentimentale come in quella alimentare, una divoratrice bulimica: mi affanno a riempire la bocca e lo stomaco, finchè posso, quanto posso e oltre. e poi vomito, tutto quanto. lo espello. me ne libero. senza mai trattenerlo. senza mai, almeno all'apparenza, gustarlo.
o forse ha ragione il mio ultimo ex. che sostiene che sono una stronza egoista che fa sempre quel cazzo che le pare. e in effetti è vero. ti scopo quando ti vedo, ti vedo quando ti voglio, ti voglio quando ne ho voglia. nothing more. non provare a contraddirmi. non provare a costringermi. non reggerà. sono fatta così. prendere o lasciare. in fondo, non c'è mai un pregio senza dietro dei difetti. e più grande il pregio, più numerosi e grandi i difetti. e se per sentirti soddisfatto e tranquillo, hai bisogno di una donna che ti attende a casa come se fossi gesù cristo sceso per lei dalla croce...beh.. accomodati pure fuori dalla porta... la lista è lunga.. troverò qualcun altro che mi cerca.
perchè poi parliamone. un uomo saggio mi ha detto un giorno che secondo lui esistono due categorie di donne: le fighe lesse e le troie.
ecco. il problema dell'uomo è sempre lo stesso: che ti desidera troia, ma che vuole che tu sia solo la sua troia. contraddizione di termini. il sostantivo troia di seguito ad un aggettivo possessivo singolare NON E' UNA COSTRUZIONE SEMANTICAMENTE CORRETTA. dicesi troia una donna che si scopa in maniera libera  e libertina chiunque desideri. per denaro o per molto meno. dicesi troia anche una donna che, pur scopando un unico uomo, dà evidenti segnali di desiderarne molti molti altri. infine, definiscesi troia una donna che pensa solo ed esclusivamente al proprio interesse. praticamente: io.

questo lato maschile (dell'essere femminil solo a metà). l'angelo del focolare che non sono.


mi sveglio con questo pensiero: il mio lato maschile. osservo la tazza di caffè che tengo in mano e mi chiedo quanta percentuale del mio corpo è maschile e quanta femminile. come kinsey, credo fermamente che nessuno sia completamente eterosessuale o completamente omosessuale. la maggior parte delle persone è una incantevole via di mezzo tra i due estremi. ergo, anche il carattere maschile e femminile delle persone non può essere mai totale o completamente nullo.
sorrido, al pensiero dell'ultimo pranzo che ho voluto pagare io. h ocercato si spiegartelo, ma mi è uscita una accozzaglia disordinata di termini impropri che non hanno reso per niente l'idea. ascolto il respiro dell'uomo che ancora dorme nella mia stanza da letto e avverto la necessità di pagare io per lui, oggi. il pranzo, niente di che. ma chiediti di cosa ci nutriamo, sempre. è come un gesto di protezione. un atto di amore. il segnale, forte, che c'è un legame di fondo. non pago nulla agli estranei. ma mi piace pagare per dimostrarti che mi prendo cura di te.
sorrido e penso che questo sarebbe un gesto tipicamente maschile. e che non è il primo che scovo, tra i miei pensieri. e che forse ce ne sono molti altri.
rifletto. a letto mi piace fare il maschio? raramente. soprattutto non ultimamente. non da quando ho scoperto quanto è soddisfacente fare la donna. quella che viene sbattuta a terra, svestita e scopata senza riguardo. ecco. quella parte della donna mi piace. anche se è difficile trovare un uomo capace di fare qualcosa a riguardo... o almeno lo era. fino a un anno fa.
nelle faccende di casa, sono un maschio? oh no. il mio lato di donna letteralmente ESPLODE quando ho voglia di fare l'angelo del focolare. vivo la casa come un nido. e da specie stazionaria che siamo diventati, mi piace arredarlo per renderlo mio. riempire la grotta di disegni per indicare che il territorio è già occupato, non so se mi spiego.
e di sicuro no, non piscio continuamente in giro in ogni angolo che pesto del territorio. ma mi piace essere la femmina dominante. esiste, poi? adoro i maschi alfa, mi stendono in un attimo. ma le donne alfa, esistono? dovrei dare un'occhiata alle specie animali che erigono la loro società su un matriarcato. suppongo di sì. ma quali sono le loro caratteristiche?
adoro il sesso. questo pensavo che fosse un carattere prettamente maschile. poi mi hanno detto che questa è una caratteristica delle femmine TROIE. quindi, decisamente, sono una puttana (ipse dixit).
che mi piacciano le donne, è innegabile. i corpi femminili. le curve sinuose. i capelli lucenti e le labbra carnose. gli occhi da favola, le gambe lunghe ed i piedi abbarbicati sui tacchi. sì, lato maschile. credo di essere al 60% eterosessuale al 40% omo. questione di poco. chiedetevi quale 10% del corpo maschile mi ha convinto. ahahahah.
però. adoro i muscoli. sfogo le energie nella attività fisica. ho bisogno di sentire il mio corpo vivo e attivo. ho bisogno di avere una forma predefinita da mille anni di selezione naturale sotto i polpastrelli per apprezzarla veramente. pettorali, polpacci, addominali. quelle forme perfette. le vene che esplodono. i tagli sui fianchi. il solco sulla schiena. e non ho solo bisogno di trovarli nell'altro (o altra). ho bisogno di averli su di me. la gamba tornita. (femminile). il culo rotondo (femminile). il deltoide in evidenza (...uhm...). il tricipite nettamente evidenziato (.....ri-uhm...). il bicipite calcato. ecco. maschile. il bicipite sul braccio di una donna è un segno di carattere maschile. si dice "ha due braccia come uno scaricatore di porto", in fondo, no? eppure a me piacciono. così tanto.
è mattina presto e io sono imbambolata dal poco sonno. non riesco a trovare altri lati del mio carattere che siano MASCHILI. eppure so che ci sono. l'ultima volta che ho passeggiato su una spiaggia con un uomo, non mi sono girata a guardare i culi di quelle che passavano solo perchè ero intenta a guardare più il suo. ma in genere lo faccio.
(to be continued)

sabato 28 settembre 2013

questione di pelle (a volte capita)

a volte capita ed è una questione di pelle. di curve del corpo. di profumi che sentiamo da lontano. di odori che non ci accorgiamo di respirare. a volte è il corpo a sapere. prima di tutto. anche di noi.


ti vedo camminare verso di me e non ricordo con esattezza la prima volta che ti ho osservato. è strano. tutto dentro di me è un meccanismo  autonomo, autofunzionante e perfettamente oliato. non posso fermarlo.  i nostri corpi scivolano uno sull'altro, uno dentro l'altro, senza la minima imperfezione, senza la minima esitazione. resto seduta a guardarti. il modo in cui cammini, quello in cui ti muovi. appoggio le pupille sul colore del tuo incarnato e lo sguardo sulle linee del tuo viso, del tuo corpo, sulla consistenza dei tuoi vestiti. non faccio niente, non mi muovo neppure. ma ho fatto già tutto e già abbastanza. è tardi ed è già accaduto. la mia pelle ha già sussultato ed il cuore ha già accelerato di un battito il suo ritmo normale. ho già desiderato le forme sotto la tua maglietta e mi sono già arresa al desiderio irrefrenabile di ricalcare i disegni sulla tua pelle con la lingua. ho già riso dei tatuaggi sciocchi e sono già morta su quelli seducenti. mi hai già spogliato, con gli occhi e con le mani, in ogni angolo del pianeta. hai allungato la tua lingua su di me infinite volte ed hai infilato, crudelmente, le tue dita nei miei fianchi, a fondo. hai già appoggiato la tua cappella sulla curva delle mie natiche, la tua bocca tra le mie gambe e il tuo cazzo dentro di me, con forza, a lungo, fino a farmi tremare, fino a farmi gridare. il tuo cuore è già arrivato in profondità dentro di me, a due passi di distanza dal mio.
no, non ti spaventare. non mi sono ancora mossa. e sono stata brava,  ho persino evitato di guardarti: i desideri dentro la mia testa sono così chiari che ho paura che li possa scorgere il mondo intero solo osservando l'espressione con cui ti guardo arrivare. mi saluti e il modo in cui sfili la sigaretta dal pacchetto mentre pronunci il mio nome lo conosco. sussulto perchè l'eco della tua voce è un suono che appartiene al mio passato. abbiamo già scopato, matt. e forse tu non lo sai. hai già riso sul mio corpo, cenato con me, nuda, sul tuo divano; bevuto vino stesi a terra sotto il cielo del tuo balcone. ho già adorato ogni singolo dettaglio di te. uno dopo l'altro, uno dentro l'altro. gli umori viscerali che mi riempiono il corpo ne sono la prova inconfutabile, non puoi negarlo. perchè già chiedono di te, quando alzo la per la prima volta i miei occhi nei tuoi. come se ti conoscessero da molto tempo.
il corpo sa. il corpo sa sempre tutto. e mi piega ai suoi voleri. ed io non posso farci niente. torno a sedere, in mezzo agli altri perchè è difficile reggere il peso di tutto questo rimanendo in piedi. ci vedo andare via insieme e mi sembra che il mondo ci abbia già osservato allontanarci per un milione di anni in passato. sul letto, scivoli dentro di me, il tuo cazzo nella mia bocca ed io chiudo gli occhi attorno al conforto che la forma della tua cappella mi dà, una sensazione già nota, già studiata, che già mi appartiene. sei nel mio passato o sei qui davanti a me? alzo gli occhi confusa. cerco di focalizzare l'attenzione sulla scritta che hai sulla maglietta, senza riuscire a carpirne una sola sillaba, mentre qualcuno ti parla. e quando le tue dita si dispiegano sulle mie curve, il mio corpo nudo si piega e si modella sotto la forza delle tue mani, forgiato da qualcosa che esisteva già prima di conoscerlo o che forse è arrivato solo ora.
non lo so, sono confusa. mi alzo e cerco del cibo. forse un po' di zuccheri mi potranno aiutare. ma quell'immagine allo specchio non mi serve, non è d'aiuto, mi confonde. mi infili il cazzo da dietro e lo fai spingendolo tutto, fino all'ultimo millimetro, senza staccare gli occhi dal mio corpo, piegato sotto il tuo. ed io ci ho già visto farlo. e non so come spiegarti. ti guardo dritto negli occhi mentre mi prendi per i capelli  e tiri il mio viso accanto al tuo. è come se ti conoscessi da quasi un miliardo di anni. so che non sorriderai ma che continuerai a guardarmi serio, come se non l'avessi mai fatto, prima. qualcuno ride a qualcosa di spiritoso che hai detto ed io ritorno. cerco di ascoltarti. scuoto la testa, confusa, e quando riapro gli occhi tu sei lì che mi guardi, che mi osservi parlare e il tuo sguardo rimane troppo nei miei occhi, il tuo sorriso rimane troppo a lungo sulla tua faccia. non capisco cosa vuoi, perchè ancora mi desideri come se questa non fosse la prima volta che ci vediamo. sei già stato dentro di me, matt, ricordi? appoggiato, nudo, sul mio corpo schiacciato dal tuo peso e con tutto il tuo cazzo infilato nel culo. mi parli dei miei tatuaggi mentre ripeto a me stessa che non ti conosco, che non so chi sei o da dove vieni e che ricordo di te solo il desiderio che ho di averti. da tempo immemore o da sempre, è uguale. come un serpente che si morde la coda.
ti alzi per andartene e portarmi via con te. chiudi la mano a pugno sul tuo uccello eretto e continui a muoverla avanti e indietro, avanti e indietro, avanti e indietro, regolare e conturbante. ti ascolto gemere e ansimare e aspetto con impazienza di conoscere il gusto che hai.  sorrido. mi sento a casa mentre muovo i miei passi con te di fianco spostandoci verso la tua macchina. il mio respiro è regolare e lo stomaco è ancora al suo posto. è strano ma è perchè l'ho già visto, l'ho già provato e l'ho già vissuto, perciò è inutile fantasticare. futile preoccuparsi.
a volte capita ed è una questione di pelle, di curve del corpo, di profumi che abbiamo già sentito e di odori che abbiamo già annusato. la pelle vibra ed  il sangue scorre più velocemente nelle vene e gli umori diventano d'improvviso più bollenti, all'interno.
mi vieni in bocca ed io rido, mentre con le mani nascondo i seni agli occhi indiscreti del tuo vicino di casa perchè siamo nudi, entrambi, appoggiati al parapetto del tuo balcone. apri lo sportello della macchina e con un gesto meccanico mi infilo in uno spazio che un istante prima apparteneva solo a te. prima quanto?  mi chiedo. mi sembra di possederti da sempre. in ogni istante. su ogni millimetro di pelle rovente.



mercoledì 15 maggio 2013

uguali ma diversi

uguali ma diversi. ecco il problema. uguali.nel modo in cui la nostra pelle si scivola addosso. diversi, nel modo in cui la possediamo. io voglio possederla all'istante. ne voglio conoscere i punti più nascosti, i segreti più recondi. tu la vuoi possedere come se la volessi purificare, disincrostare... sterilizzare. ogni singolo punto di me che vorresti chiudere in una scatola. perchè non lo possieda nessuno. perchè sia solo tuo. perchè non possa scomparire via.
ammetto che a volte è quasi romantico. quando mi stringi a te e mi dici che sì, sei geloso. geloso come si può essere gelosi di una cosa preziosa che non si vuole perdere. eppure. il modo migliore per perdermi è stringermi. e soffocarmi. chiedermi di esser diversa. o anche solo desiderare che io lo sia.
potrei continuare a parlarne per ore. e a cosa servirebbe? a nulla. il mio modo di desiderare altre persone ti uccide. cosa c'è da discutere o da parlare? prima o poi si romperà tutto. di nuovo. saremo punto e a capo. di nuovo. forse non ci parleremo per un mese, due o forse un anno. di nuovo. poi i nostri corpi si chiameranno. ci incontreremo da qualche parte. ricominceremo a desiderarci. e sarà l'inferno. un'altra volta.

cosa c'è che non va, nel fatto che io posso andare a letto con altri uomini? non ti toglie niente. non consuma niente. non sminuisce niente. invece. chiedermi di non possederne, uccide tutto. tutto quanto. non ha mai funzionato nella mia vita. e non funzionerà nemmeno questa volta, nemmeno con te. puoi chiedermi tutto. tranne di essere solo tua.

mercoledì 17 aprile 2013

Luoghi comuni ( a volte è difficile essere diversi)

 

Guardo chocolat. L’ho visto molto, molto tempo fa, dovevo essere una ragazzina. Del film ricordavo il volto angelico della binoche e quello ammaliatore di jhonny depp. Una barca. E la cioccolata.
Non ricordavo il finale.
Di questi tempi, è confortante vedere un film sulla diversità. La protagonista principale (sarà poi la binoche?) affronta con grande spirito martiristico e un sorriso implacabile sulle labbra il paese che la addita, la giudica, la crocifigge e la lapida, per poi sederlesi accanto nel giorno della santissima pasqua.  Le boicottano le vendite, sfottono la figlia, le sue amicizie e le sue scarpe colorate ("perchè non puoi indossare scarpe nere come tutte le altre mamme?"). Incendiano persino la barca del suo amante per una notte. Per tutto il film, ti fanno disprezzare la mediocrità. Dipingono di nero la figura del credente ad ogni costo, del cattolico immerso nella religione per nascondersi ad altro, della donna che rimane a mantenere in piedi un matrimonio nonostante il marito la umili e la picchi ogni santo giorno. Ti fanno tifare per la vecchia megera del paese, quella a cui la figlia moralista non parla da anni e a cui non permette nemmeno di vedere il nipote. Quando poi la protagonista pricnipale si scopa anche il cattivo e affascinante “topo di fogna” è il culmine dell’essere sfrontatamente e orgogliosamente DIVERSI.
Poi. Poi succede che, quando la stanno per perdere, quando lei sta per arrendersi al fatto che niente cambierà mai, tutti gli altri lo fanno. Cambiano. Gli UGUALI cambiano. E diventano DIVERSI. Anche loro. Mangiano cioccolata. Corteggiano le vedove. Lasciano che i figli mangino gelati e corrano a giocare con la ruota e il bastone, sudando e sporcandosi. Una coppia si ritrova, ricominciando a fare sesso regolarmente. Un’altra si ammicca, da una parte all’altra del tavolo, ripromettendosi in Chocolat2  di scopare come ricci. E persino il prete recita un sermone alternativo per la prima volta, non preparato e controllato dal sindaco del paese. Tecnicamente, improvvisa. Improvvisano tutti.
E lei? È riuscita a far cambiare il paese intero. Ha portato una folata di vento del nord (non era lo stesso con cui arrivava mery poppins?) e li ha cambiati. In meglio. Li ha resi tutti ugualmente diversi. Bellissimo. Ala fine lei decide di restare, invece che partire sempre. Anche lei è cambiata. Ha capito che per essere felice non deve scappare davanti alle difficoltà. Non deve correre via a prendersi cura dei mali di qualcun altro. E lui? Una delle frasi più belle del film era stata la sua risposta alla domanda “e tu? Non pensi mai a mettere radici in qualche posto?”. Eppure. Eppure sul finale torna.  torna per restare.
Eppure. eppure? già. eppure! Eppure nei film ci deve essere sempre un lieto fine, non è vero? Altrimenti cosa li guarderemmo a fare? Con il cattivo fine c’è già la vita reale di tutti i giorni. La tv la si accende per sognare. I libri servono per lasciarci immaginare un mondo migliore. Le storie per consolare. Quindi lui torna. Da lei. E lei rimane. Con lui. E il canguro immaginario della figlia se ne va. E le tazze di cioccolata calda sul bancone del bar diventano finalmente tre, invece che solo due.
A questo punto mi chiedo perché. Perché fingono per tutto il film che l'essere diversi sia un bene se poi il finale si traduce comunque nell’essere uguali. Uguali agli altri. Forse sono troppo estrema io nell’interpretazione del finale. o forse vogliamo tutti la stessa cosa. uguali e non uguali. diversi o meno. sembra che non ci siano altri finali possibili e desiderabili che questo: e vissero insieme felici e contenti. Lui smise di girovagare. Lei anche. E si trasformarono in una comunissima normale famiglia mediocre. THE END. Il diverso trasformato in un luogo comune.

Orsù. Aspetto qualcuno che me lo spieghi secondo una visione differente.

domenica 10 febbraio 2013

what are you (really looking for)

tutti cerchiamo qualcosa. qualsiasi cosa. una casa, un lavoro, una fidanzata. ricchezza.

e tu cosa stai cercando? e io? ripercorro i tratti del tuo profilo. una foto in bianco e nero che mi sballa e che mi fa sentire viva, danatamente viva, in un punto seduto lì, vicino al cuore. conto le te ciglia morbide una ad una e mi chiedo se sei tu. e trascorrerò il resto della mia vita con te oppure no. perchè me lo chiedo ogni volta? forse è questo ciò che sto cercando. qualcuno in grado di sopportarmi. vita natural durante.
e perchè dovresti essere tu? la tua cultura mi fa sentire a disagio. mi incenerisce riducendomi in polvere. mi sento una giovane ragazza carina ma idiota. pur a fronte della mia laurea. mi piace la tua casa, ma questo cosa c'entra? e il tuo modo di fare, dannatamente gentile. e la morbidezza della tua pelle. niente di più.


looking for what? sono completamente allo sbando.

mercoledì 6 febbraio 2013

demon(s)


"Amo i solitari, i diversi, quelli che non incontri mai. Quelli persi, andati, spiritati, fottuti. Quelli con l'anima in fiamme."
C. Bukowski



i cattivi. i cattivi. perchè io ho una malsana passione per i cattivi? sono le 4 di notte e mi sveglio. una cimice batte contro il mio soffitto ma non è stato quello a svegliarmi. c'era una persona che bussava alla mia porta. bussava con tutta la forza che aveva e la mia forza per tenerla fuori non era abbastanza. così ho aperto. ed è corso dentro. un demone in fiamme. orrendo. impazzito. addolorato, forse. arso da un altro demone, il suo demone interno.

guardo serie tv per zittire i pensieri. e sussulto quando finalmente il cattivo e la bella si innamorano. da sempre amo i cattivi. i diversi. quelli strani. le persone che hanno qualcosa fuori dal comune, sono più affascinanti. meno noiose. più accattivanti. più belle. quelle difficili da conquistare, per cui si deve lottare. in qualsiasi fil io abbia guardato, ho sempre parteggiato per loro. nelle favole non sono mai così affascinanti come lo sono nella realtà.

tra poche ore sarò sveglia e sarà lavoro. poi palestra. poi lavoro. poi palestra. e poi corde. ho bisogno delle corde per pulire i pensieri. per eliminare quelli cattivi. i panni sporchi. ho bisogno delle corde per entrarmi dentro, scoperchiare quello che c'è. infilarle nella carne, fino in fondo. perchè solo quando sono lì, trovo una soluzione. l'unica soluzione.

il silenzio.

lunedì 4 febbraio 2013

could it be worse?


cancellandoti. pezzo per pezzo. una gamba, un braccio. il contorno delle labbra. il profilo del tuo viso. la pole dance. il latino americano. il mare e le spiagge nudisti. il campeggio e le giornate in spiaggia. le notti in montagna e il sesso in cima al sentiero. i tuoi occhi che mi parlano, ogni istante. il tuo sorriso la prima volta che ti ho visto. la tua pelle e il tuo profumo. i tuoi tatuaggi. il modo in cui ti vesti. i film insieme. il sesso per ore. il modo in cui mi accarezzi, sempre. l'anello sul tuo pollice. il caffè a letto insieme.

cosa mi mancherà di più di te? non lo so.

ho il cuore che cade a pezzi. tutto qui.

venerdì 1 febbraio 2013

When it comes to love we're all in dark (la scienza buia dei frattali)

 
 
"un'intelligenza che, per un dato istante, conoscesse tutte le forze di cui è animata la natura e la situazione rispettiva degli esseri che la compongono, se per di più fosse abbastanza profonda per sottomettere questi dati al'analisi, abbraccerebbe nella stessa formula i movimenti dei più grandi corpi dell'universo e dell'atomo più leggero; nulla sarebbe incerto per essa e l'avvenire, come il passato, sarebbe presente ai suoi occhi"
Pierre Simon de La Place
 
è una questione che mi turba da millenni. fin da quando ero piccola e me ne stavo a guardare il mare, seduta sulla sabbia, ore e ore, il cervello immerso nel rumore scrosciante delle onde, gli occhi persi nell'infinito andirivieni delle onde.
se il mio cervello fosse abbastanza grande per contenere tutti i parametri di cui ho bisogno e se la mia intelligenza fosse sufficientemente potente ed acuta per elaborare tutti i dati contemporaneamente, sarei in grado di prevedere la posizione di un anello che cade nelle acque mosse del mare? potrei ritrovare con una precisione millimetrica gli occhiali da sole che, dalla testa di mio padre, sono rimbalzati sul pedalò e si sono tuffati nelle acqua profonde? saprei calcolare la posizione esatta di qualsiasi oggetto disperso nelle correnti oceaniche, tra la sabbia, nel vento?
forse è per questo che studio tanto. in fondo, io credo che la risposta a questa domanda sia sì. e il cuore mi si scalda un poco quando, una mattina per caso, tra i banchi di scuola, scopro che un matematico (probabilmente pazzo, isterico e psicopatico...) ha individuato il modello matematico che descrive perfettamente la forma assunta da una costa frastagliata dall'azione del mare. abbiamo imbrigliato il caos in un programma informatico, in una legge matematica. disegnamo linee che non esistono, solo perchè è in nostro potere immaginare di farlo. quindi, perchè non dovremmo, in un futuro più o meno lontano, saper rispondere a tutto? in fondo, ciò che meno al mondo sembra essere matematico, oggi lo è diventato. la forma di una foglia. il modo in cui si romperà il foglio che stai per stracciare. la linea seguita dalle particelle che si muovono nell'aria in una giornata senza vento.
ed io cerco. disperatamente cerco. chiedetemi qual'è la cosa al mondo che amo di più fare. e vi risponderò: sapere. conoscere. imparare. affannosamente cerco. se potessi essere pagata solo per studiare tutta la vita, lo farei. la mia casa è un cumulo di libri non letti. riviste scientifiche ancora incartate. documentari non visti. cose che non ho avuto il tempo di guardare, leggere, studiare. dall'arte fino alla fisica microscopica. fino alla più imprevedibilmente poco scientifica letteratura dell'amore. conoscere. e sapere. c'è chi dice che la nostra curiosità è il motivo principale della nostra immensa intelligenza. e che è questo non accontentarsi mai, questa ricerca continua, questa eterna sete di domande e di risposte che ci ha portato avanti. avanti, oltre il mondo. quasi FUORI, credo, a volte. pronti per essere espulsi, quasi.
ma il mio più che grande peccato è che a volte cerco domande a cui i libri non possono rispondere. uso gli unici strumenti che ai miei occhi appaiono funzonali e certi.... la scienza. le cellule. i messaggi nervosi. le contrazioni muscolari e le connessioni cerebrali.... li uso, certo. ma solo per scoprire che essi, nel mondo in cui mi trovo, non hanno poteri.
"la filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l'universo). egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi e altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggriarsi vanamente per un oscuro laberinto."
Galileo Galilei
- Just one more question. You've just told me your entire history: childhood, family, career, every person you've ever had sex with. But there hasn't been a single mention of love.
-That's because it's impossible to measure love. And, as you know, without measurements there can be no science. But I have been thinking a lot about the problem lately.
- Mmh, "problem"?
- When it comes to love, we're all in the dark.
Alfred Kinsey

domenica 27 gennaio 2013

fuori rotta. fuori riga. fuori (controllo)

ho conosciuto un ingegnere. l'ho conosciuto molti anni fa e l'ho conosciuto qualche settimana fa. ammiro gli ingegneri. sempre così placidamente sereni. imperturbabili. qualsiasi cosa accada, loro sanno sempre come restare in piedi e dove guardare per trovare un punto fermo. e forse hanno ragione. qualsiasi cosa accada OGGI, domani ti sveglierai e il palazzo in cui abiti sarà ancora in piedi. la forza di gravità tirerà ancora verso il centro della terra. l'acqua continuerà a scorrere sotto i ponti che hai progettato.
dev'essere rincuorante conoscere il posto preciso in cui troverai ogni cosa. sempre. ogni risposta. comunque.  la formula per calcolare l'accelerazione di gravità in un dato punto dell'universo. la distanza che ci separa in chilometri. la densità del pavimento su cui cammini. è confortante sapere che ci sono fenomeni regolari in natura prevedibili. comprensibili. cose che puoi classificare con certezza, di cui puoi disegnare i confini e prevedere i comportamenti futuri. di cui potrai sempre prevedere i punti successivi a quelli già noti, per estrapolazione.

poi ci sono fenomeni non prevedibili.completamente irregolari. assolutamente inaccessibili. incontrollabili. deleteri. guardarli e cercare di capirli è come tentare un allineamento tra punti sparsi. corpi celesti fuori costellazione. moti di gravi non armonici. non rettilinei. fuori rotta. fuori riga. fuori controllo.

è un universo buffo, in fondo. ci sono vite regolari, in esso. vite in cui ogni sera rientri a casa e ti siedi sullo stesso divano, nello stesso salotto, accarezzando lo stesso punto sul ginocchio di tua moglie, con i piedi infilati nelle stesse solite, calde, confortevoli e rassicuranti ciabatte. vite in cui i ponti non crollano e il pavimento della stanza in cui ti trovi non vacilla mai. vite in cui sai sempre con chi andrai in vacanza l'estate successiva e dove. con chi ti coricherai a dormire la notte. con chi scoperai quando avrai voglia di fare sesso.

ci sono vite confortevolmente regolari. allineate. controllabili. che potresti descrivere con una equazione, se solo fossimo abbastanza intelligenti da crearne con un numero sufficiente di variabili e parametri.

e poi. poi ci siamo noi.





forse siamo solo troppo diversi. troppo distanti. punti opposti dell'universo. e come il gioco più crudele vuole, lo sai, gli opposti si attraggono. e si attrarranno sempre. in qualsiasi caso.

martedì 15 gennaio 2013

in ogni caso (delle colpe non dette)




in ogni caso, non avrebbe funzionato. nemmeno avessimo fatto tutte le cose per bene. nemmeno se io ti avessi chiesto se ti dava fastidio che mi scopassi proprio lui. invece che glissare. nemmeno se tu mi avessi risposto che sì, ti dava fastidio e che magari no, magari proprio lui no. invece di mentire.
non avrebbe funzionato, anche se mi avrebbe lasciato un modo piu elegante di uscirne, non lo nego. ma alla fine tu mi avresti chiesto di scegliere tra te e lui ed alla fine io non avrei scelto che lui. per lo stesso motivo per cui io un anno fa scelsi te, tra te e chi mi chiedeva di scegliere.
perchè prima o poi tutti lo fanno. c'è questa tendenza psicotica dello scegliere per qualcosa rinunciando a qualcos'altro. quando si potrebbe avere tutt'e due.
in fondo avresti potuto chiedermi di non farlo. e io avrei forse potuto pensare in un primo momento di accontentarti. per quanto irrazionale. per quanto senza senso. ma prima o poi la vecchia silvia si sarebbe fatta sentire. gli spiriti sarebbero venuti a bussare alla porta. e tutto sarebbe ricominciato dall'inizio.
quindi forse è meglio così.

forse è solo meglio così.


ora devo solo sopravvivere al dolore.


ciò di cui ho bisogno esiste. se solo ho abbastanza coraggio per cercarlo. j. winterson.