domenica 30 dicembre 2012
necessità e bisogni (è bello vedere che ho ancora molto da scoprire)
ho bisogno. di un luogo calmo e silenzioso. di spazi verdi e vuoti, di assenza di rumore. di assenza di persone. il mio cervello funziona così. forse per la maggior parte del tempo gira ad una velocità superiore al normale. forse funziona esattamente come un hard disk di un grosso elaboratore: a intervalli regolari ha bisogno di raffreddarsi e uscire.
ci sono persone che non sanno stare sole. o che non amano esserlo. occhi stupiti che mi guardano diffidenti quando dico loro che vado a fare shopping da sola o al cinema da sola. persone incredule sui miei programmi preferiti per un venerdì sera: divano e coperta. o che si chiedono magari perchè ami tanto passeggiare su una spiaggia senza accompagnatori o correre lungo le mura della città senza qualcuno che mi disturbi.
il mio cervello ha bisogno di silenzio. è il modo in cui elaboro i dati. il modo in cui fa i conti con se stesso. e quando me ne privo, le conseguenze sono pressochè immediate.
ho bisogno di un luogo. silenzioso e caldo. di appoggiare gli occhi su un elemento naturale che mi culli. una montagna, un fiume, il mare o il cielo. con la pioggia o con il sole. o ricoperti di neve. non importa. ho bisogno di escludere dal mio cervello qualsiasi suono di origine o provenienza umana ed ascoltare solo il suono del mondo. vuoto.
adoro i film catastrofici. quelli in cui c'è a rischio il destino dell'umanità intera. amo pensare che la specie umana sia un madornale errore evolutivo. un vicolo cieco. uno spezzone di ramo vuoto e senza sbocchi. ci sono troppe cose che sbagliamo. troppe cose in cui decidiamo. vorrei essere presente il giorno in cui l'umanità cesserà di esistere. essere l'ultimo essere umano a chiudere gli occhi. e riempirmi del pensiero che la terra, senza di noi, diventerà un posto migliore. suppongo qualcuno potrebbe definirmi misantropa.
ma se mi devo accontentare allora adoro il sesso. le opere d'arte. i cibi che ti lasciano il palato stupefatto ed estatico. i bambini con il loro fascino senza fine. e la meravigliosa varietà degli adolescenti, così imprevedibili, così magnificamente BELLI. adoro il corpo femminile e venerarlo come fosse un santuario. sono ingorda, bulimica e totalmente incapace di pormi dei limiti. e per questo sono anche egoista, capricciosa, volubile e menefreghista. amo stare al centro dell'attenzione e il più delle volte, se posso, dare io gli ordini. sono, anche io, una maniaca del controllo perchè mi piace scegliere in base a ciò che desidero. per questo a volte sono davvero insopportabile. lunatica. inafferrabile e scivolosa. come una saponetta. stringimi troppo e me ne andrò.
ah. beh. ci sono cose che sai già. le corde. la sottomissione sessuale. il dolore. la cera calda. gli occhi delle persone quando scendo le scale. perchè? non lo so. forse perchè la mia famiglia mi ha sempre messo al centro dell'attenzione. in fondo, viene tutto da lì, no? da come ti hanno educato. a 6 anni mi sono iscritta a ginnastica artistica e ho imparato a non vergognarmi del mio corpo e a muovermi davanti ad un pubblico. torturavo già i miei genitori costringendoli ad accompagnarmi in qualsiasi Museo delle Torture o Castello con prigioni ci fosse nel giro di kilometri. alla mia prima festa in discoteca alle superiori mi sono presa della troia. all'ultima a cui sono stata, anche. sono incapace di fermarmi. incapace di rinunciare. incapace di aderire agli standard che non sento miei. incapace di UBBIDIRE. e forse questo è il mio lato peggiore. o il migliore, a seconda dei casi.
sabato 29 dicembre 2012
(forse)
dovrei solo lasciarti andare, esattamente dove tu vuoi che io sia. che io stia. lontano da te. e tu solo.
perchè ogni volta, ogni DANNATISSIMA volta è sempre così. sempre peggio. e sempre uguale.
ti ho detto che ti avrei rincorso.
non lo farò.
se vuoi rimanere, rimani. se sono troppo orrenda, troppo insopportabile, troppo egoista, troppo puttana, troppo menefreghista, troppo di qualsiasi cosa, allora vai. da qualche parte ci sarà qualcuno che ti aspetta, non importa.
il buco che porto nel cuore prima o poi si risanerà.
love.you.
perchè ogni volta, ogni DANNATISSIMA volta è sempre così. sempre peggio. e sempre uguale.
ti ho detto che ti avrei rincorso.
non lo farò.
se vuoi rimanere, rimani. se sono troppo orrenda, troppo insopportabile, troppo egoista, troppo puttana, troppo menefreghista, troppo di qualsiasi cosa, allora vai. da qualche parte ci sarà qualcuno che ti aspetta, non importa.
il buco che porto nel cuore prima o poi si risanerà.
love.you.
giovedì 20 dicembre 2012
it's my way.
"il fatto è che io non sono gelosa, michi. se anche il mio uomo mi telefona e mi dice che sta per uscire a scoparsi una, io non sono gelosa. anzi. probabilmente il giorno dopo lo chiamo per sapere i dettagli."
troverò mai una persona come me? esistono? oppure no? forse l'essere umano maschio è troppo possessivo e territorialista per accettare una cosa del genere. la femmina è sua e sua deve rimanere. punto e basta.
quindi, cosa c'è di sbagliato in me? cosa di anomalo? vi prego, ditemi quanti uomini poligami che accettano la poligamia anche dalla loro donna ci sono. vi prego. perchè forse frequento solo l'ambiente sbagliato. forse è solo perchè la mia città è una cazzo di città bigotta e perbenista e così era quella prima e così era quella prima ancora. forse. vi prego.
mi manca la fetish night. ho lasciato passare troppo tempo. sto tornando a sentirmi quell'alieno ignobile che mi sono sempre sentita di essere. su un altro pianeta. se le donne vengono da venere e gli uomini da marte, bè io credo di venire da plutone. che non è più nemmeno un pianeta, poverino, ma è stato declassato ai confini del sistema solare. come me.
ricordo la mia migliore amica di allora, o quello che credevo che fosse la mia migliore amica, darmi della puttana. lo ricordo come se fosse ieri e con lei tutti gli altri. sì, mi piace scopare. e allora? in fondo nelle donne è ciò che voi uomini cercate. che ci piaccia scopare. perchè se non ci piace, allora ve ne lamentate. forse ha ragione la mia migliore amica di oggi. gli uomini cercano le puttane, ma vogliono che lo siano solo nel loro letto e solo con loro. leggo cinquanta sfumature di rosso e ne sono nauseata. ne è la rappresentazione eclatante: lei vergine si lascia sedurre da lui, dominatore superscopatore con alle spalle 55 sottomesse. siamo tutte puttane, ma solo dei nostri mariti.
e io non ne posso più.
ti guardo, mentre mi parli. e ringrazio che il lavoro ci abbia sempre tenuto distanti. non sarei sopravvissuta un solo attimo con te. "ti lascio andare a far serata con gli amici, non c'è problema mi fido. ma prega dio che io non scopra che tu ti sei scopata qualcun altro". e il trucco è tutto lì. in quel "che io non scopra". perchè in fondo lo sapete.LO SAPETE. la donna è donna. e l'uomo è l'uomo. ed entrambi svolgono il loro mestiere. e non è per essere riduttiva, non è solo per un'esaltato pragmatismo. ma il fine ultimo è sempre la procreazione. secoli di coscienza e di buona creanza e di moralismi non cancelleranno il fatto che per milioni di anni è sopravvissuto chi si è riprodotto di più. quindi tutti noi oggi portiamo nel dna i geni di un qualche puttaniere. che si riproducono esponenzialmente. e che si diffondo e incrociano con quelli di altrettante troie. quanti dei nostri figli sono nati solo per l'incapacità, in un momento di voluttà, di dire di no e di fermarsi? la riproduzione è ciò che comanda. e io non ho difficoltà a immaginare il mio uomo a letto con un'altra. forse vorrei anhce esserci. forse vorrei solo stare a guardare. ma non mi interessa. non mi dà problemi stringere la mano alla donna che il mio uomo si è scopato la settimana scorsa. perchè? non lo so.
it's my way.
sabato 27 ottobre 2012
della gelosia (mi scopo le altre per non pensarti)
iniziamo sempre da qui. dalle definizioni.
gelosia:
"1. ansietà tormentosa di chi teme che la persona amata ami un’altra persona o dubita della sua fedeltà: essere roso dalla gelosia; fare una scenata di gelosia"
ecco. se c'è una cosa di cui non ho mai goduto nelle mie storie passate era proprio questa: la fiducia. ho sempre accusato i miei fidanzati gelosi di non fidarsi abbastanza di me. ebbene? avevano ragione. se la fiducia consiste nel credere che la tua ragazza non si scopi qualcun altro appena giri l'angolo, allora non posso dargli torto. a nessuno. non sono mai stata una persona fedele. mai. o quasi. voglio dire, con quetso quasi, che lascio il beneficio del dubbio ad una storia di miliardi di anni fa. durante la quale non ho trovato nessuno per cui valesse la pena. se fosse accaduto, avrei dissipato anche questo dubbio.
fedele. fedele non lo sono mai stata.e nemmeno gelosa. o quasi. voglio dire, sì, sono stata gelosa. in gioventù. ma più che gelosa amavo definirmi invidiosa. non ero gelosa di LUI. ma invidiosa di LEI e di quello che LEI aveva e che a ME mancava, quello sì. gelosa? no. per quale motivo? guardatevi bene negli occhi, allo specchio. per quanto siate gelosi, se l'altra persona se ne vorrà andare, se ne andrà lo stesso. dunque a che pro?
"2 risentimento generato da vere o presunte preferenze accordate a un’altra persona: prova gelosia per il fratellino appena nato; la sua promozione ha suscitato le gelosie dei colleghi;"
ebbene. io non faccio preferenze, eppure mi si accusa spesso di non accontentarmi. di anelare sempre qualche cos'altro. di avere spesso gli occhi pieni della bramosia di possedere qualcos'altro, ancora. qualcosa che non ho.
è così. infatti.un giorno morirò e un istante prima di morire mi guarderò indietro e mi chiederò se la mia vita mi sia bastata. e la risposta potrebbe essere NO.
"3 cura attenta e scrupolosa: conservare qualcosa con gelosia"
certo che ho il terrore di perderti. te ne accorgi ogni volta che te ne vai. me ne accorgo ogni volta che mi lasci. ma avrebbe senso custodirti tanto gelosamente? il giorno in cui te ne dovrai andare, te ne andrai lo stesso.
"dubbio, sospetto, timore
rivalità, invidia, risentimento, antagonismo
scrupolo, riguardo, premura, diligenza."
sabato 29 settembre 2012
A volte ritornano
A volte ritornano gli spettri del passato. Se ne sono stati
lì, in agguato, silenti. In attesa. Ti eri dimenticata persino che volto
avessero. E invece. A volte ritornano, come se non se ne fossero mai andati.
All'improvviso, il mio corpo occupa troppo spazio. Vorrei smettere di mangiare e
di respirare, tutto insieme. E mentre non ci faccio caso, desidero essere fuori ciò che non mi concedo di essere dentro.
Salgo sulla bilancia e il mio cervello urla. Uno spettro del
passato mi chiama dal bagno. MI siedo. Respiro. Vorrei evitare. Anche se so che
mi farebbe stare bene. Anche se so che non mi farebbe stare meglio. Urlano il
mio nome. E’ difficile continuare a pensare. E’ difficile resistere.
E nemmeno la Fetish night questa volta è bastata. Mi srotoli dalle corde e vorrei piangere ed urlare. Riprendo la forma che devo occupare e non vorrei farlo. Riprendere il controllo. Governare di nuovo la situazione. Vorrei ritornare in rope space, all'istante. Il mio angolo di pace. L'istante di silenzio. Il cotone inciso nella carne ha l’immenso
potere di lasciare sparire tutto. almeno per un po’.
Esco dal locale e mi sento vuota. Non felice. Non
soddisfatta. C’è qualcosa, dentro, che è quasi rotto. Incrinato. Sull’orlo di
un cedimento. Sul punto di scoppiare. E’
come se fossi fatta di briciole e facessi fatica a tenere insieme i pezzi. L’esoscheletro
di un gamberetto in confronto è una corazza. Esattamente così. Anche io.
giovedì 30 agosto 2012
spero la delusione non ti ferisca (se fossi io il cattivo?)
(dal latino deludere: prendersi gioco)
alla fine lo faccio sempre. con chiunque.
deludere è un brutto mestiere.
le persone, ovunque io vada, pensano sempre io sia migliore di quello che in verità sono (cranberries)
per non deludere bisogna smettere di mentire. per non deludere bisogna smettere di mentire.
e se io fossi il cattivo? se io non fossi così come credete ma peggio? ancora peggio?
in fondo forse è solo questo. egoista e crudele. divorando ogni attimo tutto ciò che mi circonda, tutto ciò che mi fa comodo.
e faccio solo una piccola correzione. cerca di capire che ciò che sono diventata era esattamente il mio progetto (cranberries).
alla fine lo faccio sempre. con chiunque.
deludere è un brutto mestiere.
le persone, ovunque io vada, pensano sempre io sia migliore di quello che in verità sono (cranberries)
per non deludere bisogna smettere di mentire. per non deludere bisogna smettere di mentire.
e se io fossi il cattivo? se io non fossi così come credete ma peggio? ancora peggio?
in fondo forse è solo questo. egoista e crudele. divorando ogni attimo tutto ciò che mi circonda, tutto ciò che mi fa comodo.
e faccio solo una piccola correzione. cerca di capire che ciò che sono diventata era esattamente il mio progetto (cranberries).
mercoledì 29 agosto 2012
hiding me (once again)
giochiamo a nasconderci. dietro le parole, dietro le dita. dietro le disillusioni e le false speranze. dietro i giochi di astuzia e dietro quelli di cattiveria. dietro il sesso. dietro all'amore.
spengo il telefono e mi nascondo. inutile provare a spiegarti. inutile provare a mostrarti. inutile denudarsi. meglio coprirsi. mascherarsi. giocare a nascondino, nella penombra. occultare, nel buio, i punti più pericolosi.
non riuscirò, non ce la farò ad essere diversa per te. non ce la farò. perchè non sono così, come mi vuoi.
sono un'altra persona.
le farfalle, lo sai, hanno sempre un lato nascosto.
spengo il telefono e mi nascondo. inutile provare a spiegarti. inutile provare a mostrarti. inutile denudarsi. meglio coprirsi. mascherarsi. giocare a nascondino, nella penombra. occultare, nel buio, i punti più pericolosi.
non riuscirò, non ce la farò ad essere diversa per te. non ce la farò. perchè non sono così, come mi vuoi.
sono un'altra persona.
le farfalle, lo sai, hanno sempre un lato nascosto.
venerdì 8 giugno 2012
non ho dimenticato
non ho dimenticato.
la bellezza agghiacciante dei tuoi occhi. così chiari, sulla pelle così scura. brillavano, sotto il cappellino da SS.
non ho dimenticato, il sorriso accennato ed il profilo del viso. netto. pulito.
bellissimo.
e non ho dimenticato neanche la tua educata pacatezza, il tuo essere sempre contornato da donne, sempre le più belle, sempre le migliori. ricordo di averti parlato per pochi istanti, pochi, troppo pochi, prima di perderti e poi ritrovarti. il tuo sguardo nel mio. il tuo sguardo sul mio.il mio corpo immerso nelle corde.
e ricordo di avere sorriso al tuo sguardo morbido, di avere sussultato davanti al tuo corpo. la rete. le forme. taglienti e precise.
non ti ho dimenticato e attendo.
che questo periodo delirante finisca.
che arrivi il momento di riverderti, ancora. di lasciarmi andare, ancora. di lasciarti fare. ancora.
il momento in cui scoprirò perchè ci siamo incontrati e dove mi condurrà, tutto questo.
la bellezza agghiacciante dei tuoi occhi. così chiari, sulla pelle così scura. brillavano, sotto il cappellino da SS.
non ho dimenticato, il sorriso accennato ed il profilo del viso. netto. pulito.
bellissimo.
e non ho dimenticato neanche la tua educata pacatezza, il tuo essere sempre contornato da donne, sempre le più belle, sempre le migliori. ricordo di averti parlato per pochi istanti, pochi, troppo pochi, prima di perderti e poi ritrovarti. il tuo sguardo nel mio. il tuo sguardo sul mio.il mio corpo immerso nelle corde.
e ricordo di avere sorriso al tuo sguardo morbido, di avere sussultato davanti al tuo corpo. la rete. le forme. taglienti e precise.
non ti ho dimenticato e attendo.
che questo periodo delirante finisca.
che arrivi il momento di riverderti, ancora. di lasciarmi andare, ancora. di lasciarti fare. ancora.
il momento in cui scoprirò perchè ci siamo incontrati e dove mi condurrà, tutto questo.
attendo. con le mani legate. trepidante. il momento.
venerdì 11 maggio 2012
Non sentire (faccio finta di)
faccio finta di non sentire. la mia mente che ti pensa. il mio corpo che chiede di te. poche ore dopo molte, che ci separano. non voglio sapere, non voglio capire. ho paura di te. sei l'unico legame che rimane sempre. l'unico che resta. che ferisce e che poi rimargina. che sanguina e poi si richiude. che sorride e poi piange.
poche ore dopo molte e il mio corpo trema. la paura è sempre quella: scoprire che mi sono stancata. e forse è proprio lì il nostro segreto, ecco la cura. non vederti mai, per desiderare di averti. sempre.
attendo, terrorizzata, che qualcosa non funzioni. che i tuoi baci non siano più così emozionanti. che il sesso tra noi mi stanchi. attendo di non sopportare più le tue insicurezze e le tue bugie. attendo. e nel frattempo il tempo passa. è questa la ricetta magica? non averti. eppure so. che il tuo non avermi ti fa soffrire.
l'unica persona su cui riesco ad essere dominante. nonostante io sia la tua schiava, ogni volta che entriamo in quel letto.
mi manchi. sempre e comunque.
lunedì 7 maggio 2012
sto pensando ad una cosa seria. difficilissima da dirti. molto.
... ci sono persone che non accetteranno mai come sei.
e poi ci sono quelle che fingeranno di amarti esattamente come sei.
e poi ci sono quelle che ti vorranno cambiare.
quelle che fingeranno di non vedere.
quelle che scapperanno terrorizzate.
quelle che continueranno a fingere di esserti amiche, ma dietro le spalle ti chiameranno satana.
quelle che ti additeranno, anche in piena piazza. quelle che ti urleranno puttana e quelle che ti daranno della stronza, crudele, egoista, infantile, viziata, insaziabile bulimica.
e pi ci saranno quelle a cui ti mostrerai nuda. e che ti sorrideranno.
domenica 6 maggio 2012
martedì 1 maggio 2012
incubi
incubi. sogno. di essere inadeguata. di essere in ritardo. di non essere come ci si aspetta. di deludere. di dover riunciare. di non arrivare in tempo.
incubi. stanotte, sul divano.
lunedì 30 aprile 2012
ponimi la domanda fondamentale (di cosa ci nutriamo)
poteva essere una serata qualunque. e invece. invece ho scelto un film, poi l'ho cambiato, poi ne ho scelto un altro. poi sono caduta in basso, molto in basso. twilight. niente di speciale. niente di filosofale. niente di spettacolare.
eppure.
bicchiere dopo bicchiere, la bottiglia di malvasia che piano piano si vuota, CAPISCO. finalmente CAPISCO e riesco a apprezzarne ogni singola scena. la storia è: innamorarsi. di una persona diversa. ed amare. ogni singola differenza.
la domanda fondamentale è: di cosa ci nutriamo.
e io mi nutro di emozioni. di sensazioni. di dolori acuti e di gioie incommensurabili. di bellezza estrema e di paura. di adrenalina e di furore. di forza. in tutte le sue varianti.
ringrazio per ogni singolo attimo di vita vissuta. anche per questo, in cui mi accorgo e so che l'alcol sta per stillare dal mio corpo in lacrime. potrei trascrivere decine di frasi da un film adolescenziale, ma non servono. non serve. il dolore è dentro. e si diffonde piano piano.
spero la delusione non ti ferisca.
spero la delusione non ti ferisca.
spero la delusione non ti ferisca.
se io fossi il cattivo?
credo che potrei. vederlo ancora e ancora. stare sveglia tutta la notte, a dispetto di tutto. per poterne assaporare. ogni minimo dettaglio.
come amare, pur odiando se stessi.
come amare, pur odiando se stessi.
please.
help.
me.
non sei più la stessa (delle cose che per fortuna cambiano)
no, non sono più la stessa. e mi dispiace se questo ti ha deluso, ferito, lasciato a bocca asciutta. ma non posso farci nulla. è il lento srotolarsi del destino. una concatenazione inesorabile, che prosegue, imperturbabile. sempre e solo in avanti. sempre e solo cambiamenti. non si torna indietro.
così mi è difficile, vedi, interagire con te. difficile. osservare il tuo silenzio contrito all'idea che io mi scopi qualcun altro. conoscere già le tue espressioni di gelosia e di possessione. sapere già come inizierai a scoparmi e quanto tempo ci metterai a finire. impossibile. continuare.
sì. sono cambiata. non sono più la bambolina di un anno fa.
è stato bello.
ma.
così mi è difficile, vedi, interagire con te. difficile. osservare il tuo silenzio contrito all'idea che io mi scopi qualcun altro. conoscere già le tue espressioni di gelosia e di possessione. sapere già come inizierai a scoparmi e quanto tempo ci metterai a finire. impossibile. continuare.
sì. sono cambiata. non sono più la bambolina di un anno fa.
è stato bello.
ma.
giovedì 26 aprile 2012
essere me (e nessun altro)
attendo. impaziente. il cervello urlante. i nervi a fior di pelle e dentro quella sensazione di vuoto. vuoto da riempire.
fuori, non si vede nulla. cammino, parlo, insegno. sorrido. faccio domande interessate e rispondo a domande noiose. fuori. mentre dentro esplodo.
aspetto. di essere di nuovo nel mio posto. in quell'angolo di mondo dove mi sento a mio agio. dove sono esattamente quello che sono. dove nessuno mi chiede cosa sto facendo e perchè. dove le persone non storcono gli occhi se cambio partner o vestito o letto o attrezzo di tortura più e più volte in una sola serata. a ripetizione. all'infinito. fino a saturazione. fino al limite massimo. fino a sopportazione.
il resto delle ore della giornata mi guardo in giro e mi chiedo. cosa. perchè. quando. quando finirà. quando potrò smettere di nuovo di mentire. quando potrò rispondere nuovamente con sincerità alla domanda "allora come va?"
felice di avere trovato un mondo nuovo. così triste di doverlo tenere nascosto. di non poterlo condividere. di non poterlo MOSTRARE. allora sorrido, in silenzio. le persone attorno a me si chiedono dove sono finita, perchè non parlo, perchè non torno. non ci sono, è la risposta. mi sto allontanando. ogni passo di più. ogni sguardo ambiguo ed ogni commetno da bigotto è una ferita nel cuore ed una risata. che tempo sto a perdere io qua? in realtà attendo. attendo. solo. di poter tornare dove posso. essere me. me e nessun altro.
mercoledì 25 aprile 2012
il punto preciso
il punto preciso non c'è. quello in cui nasce il dolore. è una sensazione diffusa, acuta ma espansa, che ti pervade, penetra, esplode. non c'è un inizio e non c'è una fine, non sapresti dire dove e quando è cominciato e nemmeno come e se terminerà.
mi chiedo perchè. il dolore perchè? sottomissione, possessione, violenza. femminilità...? cosa?
essere legata, guardata, usata, mi eccita. e mi piace.
la cera calda. il nodo delle tue corde. le tue mani sulla mia pelle. i tuoi denti sui miei capezzoli.
mi chiedo perchè il dolore. una spiegazione, da qualche parte, ci sarà.
mi chiedo perchè. il dolore perchè? sottomissione, possessione, violenza. femminilità...? cosa?
essere legata, guardata, usata, mi eccita. e mi piace.
la cera calda. il nodo delle tue corde. le tue mani sulla mia pelle. i tuoi denti sui miei capezzoli.
mi chiedo perchè il dolore. una spiegazione, da qualche parte, ci sarà.
mercoledì 18 aprile 2012
corde (del piacere e del dolore)
forse hai ragione. sono stata un pesce, nella vita precedente. che ha goduto negli ultimi istanti della sua vita dello strofinio delle corde di un pescatore giapponese. in fondo, ho sempre finto di essere legata. in qualsiasi camera da letto, con qualsiasi partner, ho sempre allungato le mani verso l'alto, infilato le dita nella testiera del letto.
le corde. le corde segnano l'esatto confine tra il piacere ed il dolore. segui il loro andamento sul mio corpo e ne disegnerai l'incerta distinzione.
ci sono attimi in cui credo che non riuscirò più a respirare. se dal dolore o dal piacere, non ti saprei dire. un attimo dopo, sto respirando. davvero. come non ho mai respirato prima.
sabato sera, in estremis, qualcuno mi si è avvicinato per chiedermi cosa si provasse.
costrizione. e libertà. è stata la risposta.
la costrizione dei movimenti. la libertà di lasciarsi andare, di poter smettere di decidere, di parlare, di pensare. con le corde addosso non posso essere, non posso fare. non posso sbagliare. costrizione. sottomissione. con le corde smetto di essere ciò che sono tutto il tempo. e sono solo ciò che mi si disegna addosso. ciò che l'altro vuole che io sia. o che diventi. nella forma, nella posizione e nel modo che desidera. libertà. sottomissione, sì. forse hai ragione. mi sottometto. lascio che qualcuno decida per me. che qualcuno comandi. che qualcuno mi imponga.
legata tra le tue corde smetto di pensare. come se potessero soffocare i pensieri. il cervello si spegne ed io sto ad ascoltare solo i segni che mi lasceranno sul corpo. divoro la sensazione meravigliosa dei nodi nelle mie carni. dentro, in profondità. l'acuto dolore-non dolore e quella sensazione di soffocamento. la totale assenza di libertà. la costrizione. la sottomissione. l'ubbidienza. non potrei fare niente oltre. non potrei essere mai altrove.
martedì 17 aprile 2012
legàmi (o della differenza)
la differenza sta nell'odore della pelle. nelle curve sinuose del corpo. e nei miei occhi che cercano i tuoi.
la differenza sta. nel sentire risuonare qualcosa, tra le mie parole e le tue. un riverbero, di collegamento. una vibrazione, oltre le corde, sulle corde, lungo le corde. nella pelle. dentro. dritto nel cervello. a fondo.
la differenza.
la differenza si nasconde, perchè non ho voglia di sentirla. legami che non ci sono. forse non ci sono mai stati. nella mia testa soffoco pensieri. ascolto le corde. solo le corde. il loro rumore. e il loro sapore. cerco di non pensarti. capovolgi i pensieri e sarà più facile. difficile, comunque. devo chiudere gli occhi. fingere. di non averti mai conosciuto. dimenticare il tuo nome e il profilo del tuo viso. la tua camera da letto. i conigli nel salotto.
stringi più forti le corde e questo pensiero sarà tuo.
difficile. chi non è rivestito di armature? regola numero uno: proteggersi. allontanarsi. non mostrare i punti deboli. la carne nuda. gli spigoli mortali.
ed è così, che ti tengo a distanza. per non averti. per non sentirti. in modo che tu non possa mancarmi quando non ci sei. deludermi quando non ci sei. illudermi, quando ci sei.
e poi, lo sai, non sono brava per telefono. certe cose mi vengono meglio di persona. non chiedermi di dirtelo, non te lo dirò.
le tue mani sulle mie corde sono ciò che desidero. oltre ogni dire. perciò chiedi e ti sarà dato. chiedi e ti sarà dato. chiedi e ti sarà dato.
usami. sono forte abbastanza. sarò tutto ciò che vuoi.
martedì 10 aprile 2012
La mia pelle e il buio e le corde.
C’è qualcosa che mi lascia inquieta. Qualcosa che non mi lascia dormire, che mi fa spalancare gli occhi. Dovrei essere stanca. Stanca morta. Ho camminato per minuti, ho guidato per ore, ho percorso km su tutti i mezzi di trasporto a disposizione, sono ancora in viaggio, eppure non trovo pace. Fatico a respirare normalmente. Per qualche motivo, i miei polmoni spingono ancora forte, come se cercassero ancora le corde. C’è un attimo di vuoto tra la fine di un respiro e l’inizio del successivo, un secondo di troppo in cui la mia pelle si aspetta il contatto, una frazione di secondo di più in cui realizzo che mancano.
E’ strano. E’ come se la condizione naturale del mio corpo non fosse più quella usuale, ma un’altra. E’ come se dentro di me avesse sempre abitato un’altra ed io ne fossi all’oscuro. O come se la me stessa che conoscevo non fosse mai stata la vera me stessa e mi stessi dettagliatamente scoprendo solo ora. Secondo dopo secondo. Corda dopo corda.
Capisco ora molte cose. E le enumero, una dopo l’altra. Le ascolto, farsi spazio dentro di me. Dentro la nuova me. Mi rendo conto di quanto. Di come. E di perché.
Scrivo e la bellezza di ciò che ho attorno mi riempie ancora gli occhi, ma non come prima. Roma è di una bellezza imponente e statuaria, ma non sarà più la stessa. E’ come se ci fosse un velo, una parete di vetro. Una trama fitta di corde. Qualcosa, di diverso, in mezzo. Di differente. Di anomalo. Qualcosa di sensatamente sbagliato. Finalmente. Qualcosa c’è.
Forse tutto portava qua e forse il mondo gira per qualcosa, non per caso o per errore. Forse basta ascoltare ed ascoltarsi e seguire gli istinti, senza rinnegare, senza nascondere, senza avere paura. senza scappare. Ascoltare. Ascoltare e basta. Anche le diversità. Anche le oscenità. Anche i lati oscuri e quelli dai rumori strani. Anche gli odori stantii e spaventosi. Anche i recessi. Anche gli angoli pieni di ragnatele. In generale, tutto.
Vengo via da roma e la mia vita credo non sarà mai più la stessa. Improvvisamente, tutto ciò che c’è tra questo istante e sabato è NOIA.
- forse farà un po’ male adesso.
No, credimi. Mai abbastanza. Hai ragione, quando dici che non recepire il messaggio del dolore sia una fortuna. Ed io ci ho messo un bel pezzo di vita per riuscire a farlo, felice di sapere che qualcuno ci NASCE. Il dolore fisico è così GESTIBILE. E’ quello interiore che non si spazza via. Che non si spegne. Non diminuisce. E non si può non ascoltare. Tutto il resto, è conforto.
La presa delle tue corde sulla concavità delle mie anche in confronto è una sciocchezza. Una vera scemenza. Una lucida sensazione di paura e di pericolo che si riesce facilmente a disconnettere dal sentimento del dolore. Dal sentimento del terrore. Mi affido a te e so che non mi farai del male. Mi affido a te e so che mi darai piacere. Mi affido a te. E so che lo posso fare.
Il frusciare delle corde ha sempre qualche cosa di terribilmente magico. Quel rumore-non-rumore, un bisbigliare silenzioso, di giochi vecchi di millenni, di segreti custoditi tra gli spazi vuoti di quelle fibre naturali. Non c’è bisogno che mi spieghi, è come se sapessi già tutto, senza conoscere niente. Sono solo appena sulle mie, perché non ti conosco, siamo due perfetti estranei. Eppure il colore dei miei capezzoli barluccica nel marrone dei tuoi occhi e questa non è esattamente la definizione standard di estraneità. Del resto nemmeno il modo in cui ti abbraccio quando me ne vado lo è.
Ti chiedo di farmi un vestito perché è l’ultima immagine che ho negli occhi. Senza conoscerlo, senza sapere. E d’un tratto potresti sfilarmi la colonna vertebrale assieme a tutte le ossa interne, se volessi, perché in fondo non ho più bisogno delle gambe per camminare o delle ossa per stare in piedi. Le corde, fanno tutto le corde ed io potrei essere un oggetto inanimato tra le tue mani. Il conforto e la bellezza di questa sensazione non sono terreni. Fuori il mondo pulsa e vive, al sole di un martedì pomeriggio qualsiasi, come se niente fosse. Riappoggio gli occhi su questa stanza e mi chiedo dove sono stata, tutto questo tempo. Perché mi sono persa i giochi, le occhiate, la comprensione, i consensi. Perché mi sono sempre e solo meritata il disprezzo e le complicazioni e il biasimare delle altre persone. Tutte quelle persone per cui ora provo pena, che non conosceranno mai. Forse non sapranno mai. Perché tentare è sapere. Solo tentare è sapere.
La prima posizione è facile. Io sono vestita e tu sai come fare ed io ubbidisco, solo, al gioco di contrappesi. Quando ti chiedo di invertire, allora inizio a capire. Non alzo lo sguardo su di te, avrò tempo per farlo. L’importante in quel momento è tenere il controllo. Non lasciarsi troppo andare. In fondo chi sei tu? Ancora un perfetto estraneo.
E’ il vestito che ci rende più vicini. Il vestito. Come potevo sapere? Non c’è bisogno che mi spieghi, perché il mio corpo sa già tutto. Eppure parlami, perché non ti conosco. Incastrami oggetti tra le pelle e le corde e descrivimi la sensazione. Sfilacciami la pelle mentre mi togli tutto di dosso. Ascolterò la mia pelle rabbrividire. Quel dolcissimo frusciare delle corde sulla mia pelle. Ora capisco molte cose. Ora ne comprendo davvero. Tante.
Esco dal tuo vestito e torno nei miei. E niente è più lo stesso e tu te ne accorgi e mi sorridi. Infilo una gamba dietro l’altra mentre mi chiedo cosa abbiano d’improvviso di sbagliato quei jeans. Prima di capire. Che non saranno mai più gli stessi. Niente più vestiti. Niente più altalene. Niente più molte cose, sospetto. Persino la barca a vela. Senza ricordare. Senza provare. La pelle d’oca mi si alza sulla schiena. Il mio corpo respira, ma solo perché ci sono le corde a tenerlo insieme. Il mio cervello ascolta la pelle parlare. I miei occhi si riempiono di ciò che mi vuoi mostrare. I vestiti, vuoti, non sanno più da niente. Persino il cibo è scialbo e incolore. Ho gli occhi pieni del rumore delle corde e nulla tornerà normale fino a che ci riuscirò.
Mi guardo attorno e ricordo le tue parole: siamo molti più di quanti credi. Vorrei che tutto questo fosse normale. Per poterne parlare. Per poterlo condividere. Capisco il perché, dei locali a parte e delle serate a tema, delle cene tra invitati. C’è un mondo chiuso, qui dentro, che nessuno fuori può capire.
Nell’ultima posizione avrei potuto dormire.
- se volessi venire a passare un weekend qui, sappi che questa è la stanza degli ospiti.
- Mi fai un letto di corde?
- Veramente intendevo il divano letto che hai dietro.
Io invece no. intendevo davvero un letto di corde. Da piccola adoravo l’amaca. I segni dei suoi nodi sulla mia pelle. Quel leggero dondolare. Per sempre.
Credo di non avere visto mai qualcosa di tanto bello come il mio corpo appeso nella penombra della tua stanza, fotografato. Il delirio di corde che lo sosteneva. La bellezza di quella posizione. La mia pelle e il buio e le corde.
Credo non sarò mai più la stessa persona.
lunedì 9 aprile 2012
divorare
divorare. in ogni minima parte. con la massima foga.
ti osservo, da sotto la maschera. la tua pelle brilla contro tutto il buio attorno. i tuoi occhi non mi sfiorano neppure, sembra quasi mi evitino, eppure io conosco già il loro suono, so già di che colore sono, non hai bisogno di toglierli dai miei per impedirmi di pensare. e desiderare. e rimpiangere.
c'è forse troppo alcol nel mio sangue per permettermi di vedere le cose con chiarezza, eppure mi sembra siano cristalline ora più che mai. il mio corpo ti desidera. il mio cervello ulula. tutto ciò che non può avere lo traumatizza. vorrebbe sempre: divorare tutto ciò su cui riesce ad appoggiare, dolcemente, gli occhi.
lunedì 2 aprile 2012
feeling home
credo che non mancherò più. prometto,a me stessa, di non mancare più. nel senso di non essere manchevole di niente, nei miei confronti, in futuro, mai. prometto di smetterla di criticarmi per come sono, di sentirmi diversa e in colpa. di evitare di ignorare i segnali che il mio corpo e la mia mente hanno tenta, per anni, di farmi sentire.
prometto.
dieci anni fa tutti si chiedevano che cosa cazzo avessi addosso. incapace di stare ferma. di fare cose normali. di accontentarmi. di farmi bastare una cosa sola. un solo lavoro. un solo uomo. un solo hobby. una sola vita.
dieci anni dopo sono solo uguale. le persone che mi conoscono e che mi amano, nel profondo del loro cuore (e parlo delle persone che mi amano DAVVERO), hanno imparato ad accettarmi. tutte le alte, sgranano ancora gli occhi e scuotono la testa. è dura guardarli scuotere la testa. lo so che lo sapete. durissima. quell'espressione di disprezzo. di totale incomprensione. di indisposizione. di intolleranza.
è dura da mandare giù. e forse il mio corpo ed il mio cervello fino ad ora hanno fatto quanto più possibile per dare meno disturbo. per essere ciò che gli altri desideravano io fossi. per essere ciò che ero in segreto, di nascosto da tutti, anche da me.
adesso basta.
le righe sono fatte per le persone con scarsa fantasia. tutte le altre, sono fuori.
sabato 31 marzo 2012
a volte nei posti più insidiosi si nasconde la felicità.
a volte nei posti più insidiosi si nasconde la felicità. qualche mese fa, il negoziante del mio sexyshop favorito mi mostrò la locandina del Tref. rabbrividii e gli spiegai che no, che stavo andando al decadence, che non era un locale COSì in là e che una fetish night in piena regola per me sarebbe stata eccessiva.
ah.ah.ah.
a volte nei posti più insidiosi si nasconde la felicità.
scelsi il vestiario per il mio primo decadence e ricordo alla perfezione le mie parole "vedrai, sarò una delle più vestite, comunque". ah.ah.ah. in realtà, no. e comunque, a breve, sarei stata una di quelle meno.
sono uscita dal negozio chiedendomi se ci volevo davvero andare, a quella festa. se davvero dovevo correre quel RISCHIO. mi sono domandata cosa avrei trovato, cosa mi sarebbe piaciuto ma, soprattutto, cosa avrei trovato che NON mi sarebbe piaciuto. mi sono chiesta se non mi stessi per caso andando a infilare nei cosìddetti PASTICCI.
ah.ah.ah.non solo quella serata è stata molto piacevole. ma da lì è partita una escalation, che è passata per il bondage ed è approdata a misano e chissà per quali strade andrà avanti ancora.
volevo solo ringraziarvi tutti per tutto quello che siete. bellissimi. per avermi fatto sentire a casa. per avermi aperto gli occhi su quello che sono. e su quello che non sarò PIU'.
non sono la prima e non sarò nemmeno l'ultima, suppongo, a cui la prima fetish night ha cambiato la vita.
ma mi sono sentita così dannatamente BENE.
grazie.
lunedì 26 marzo 2012
con il cuore stretto
con il cuore stretto nel nodo dello stomaco, attendo.
respiro piano, perchè il rumore non disturbi l'eco dei tuoi pensieri.
attendo e non posso fare altro.
prego. dentro di me.
prego.
e ogni volta continuo a sperarci. ogni volta continuo fottutamente a SPERARCI.
oggi i miei studenti mi hanno chiesto perchè nella vita affettiva siamo attirati da certe persone e non da altre. avrei voluto portarti come esempio. avrei voluto fossi tu.
forse c'è ancora spazio. e tempo. o forse no.
attendere. tutto ciò che mi rimane di te è l'attesa.
respiro piano, perchè il rumore non disturbi l'eco dei tuoi pensieri.
attendo e non posso fare altro.
prego. dentro di me.
prego.
e ogni volta continuo a sperarci. ogni volta continuo fottutamente a SPERARCI.
oggi i miei studenti mi hanno chiesto perchè nella vita affettiva siamo attirati da certe persone e non da altre. avrei voluto portarti come esempio. avrei voluto fossi tu.
forse c'è ancora spazio. e tempo. o forse no.
attendere. tutto ciò che mi rimane di te è l'attesa.
venerdì 23 marzo 2012
sono stanca
stanca di tutto questo. giochi da bambini.di chi è la colpa, chi vince prima, chi muore prima. questo è mio, questo è tuo. BASTA. crescete. io non ho tempo da passare a messaggiarmi con voi sulle vostre PARANAOIE MENTALI. BASTA. smettetela di farmi perdere del cazzo di tempo per paralre di cose perfettamente INUTILI, che tanto non cambierete MAI. cristo santo. perchè abbiamo scopato insieme per mesi non significa che potete tirarmi addosso tutta questa merda adesso.
cazzo.
cazzo.
mercoledì 21 marzo 2012
sperare
"1. attendere con fiducia che accada una cosa desiderata; credere che possa verificarsi un dato evento"
attendo. con fiducia. attendo. e non è una cosa che mi riesce bene: attendere, immoble e aspettare. mi viene da fare qualcosa, mi agito irrequieta, non posso arrendermi e aspettare. qualcosa da fare, per accelerare quell'attesa, ci deve pur essere. qualsiasi cosa. in generale. per riuscire. per non sperare ma per avere. per non aspettare ma per cambiare. per OTTENERE.
"sperare una vittoria, augurarsela, aspettarla"
spero di sì. lo spero. lo spero ormai ogni volta.
magari sei tu.
magari no.
attendo. con fiducia. attendo. e non è una cosa che mi riesce bene: attendere, immoble e aspettare. mi viene da fare qualcosa, mi agito irrequieta, non posso arrendermi e aspettare. qualcosa da fare, per accelerare quell'attesa, ci deve pur essere. qualsiasi cosa. in generale. per riuscire. per non sperare ma per avere. per non aspettare ma per cambiare. per OTTENERE.
"sperare una vittoria, augurarsela, aspettarla"
spero di sì. lo spero. lo spero ormai ogni volta.
magari sei tu.
magari no.
domenica 18 marzo 2012
se è tuo ed io te lo rubo, è mio (delle parentesi spazio-temporali)
voglia. di averti. la tua pelle sotto le mie labbra. i tuoi volumi nei miei. le mie curve appoggiate sulle tue.
voglia. di stare a guardarti, mentre il colore dei tuoi occhi cancella e ridefinisce i confini del mio corpo. mentre tutto ciò che ho intorno potrebbe anche sparire ed io non sussulterei nemmeno.
se ti rubassi, saresti mio? per quanto tempo? e quanto dentro? a volte mi scopro a desiderare cose che non dovrei avere. che non posso avere. e che non vorrei, in realtà. ma il desiderio è perentorio. non importa quanto, non importa come. non importa nemmeno cosa, in realtà. VOLERE è tutto. e volere è potere, dicono. e VOLERE è ciò che voglio, adesso. il POTERE, verrà. dopo. poterti accarezzare. respirare. rinchiudere, dentro. starti a guardare, quando non mi vedi. osservarti, quando non mi guardi. ascoltare il rumore del tuo corpo nella stanza vicino. il battito del tuo cuore che vibra sul cuscino.
giovedì 15 marzo 2012
vuota (del rovinarti la sorpresa)
no, non voglio rovinarti la sorpresa. ma la tua domanda mi gira nella testa da quando me ne sono andata. e la tua risposta alla domanda che era rivolta a me l'ho ancora stampata nella mente. non era un "bene". era un suono. irriconoscibile. ininiterpretabile. e di suoni ininterpretabili è costellato questo silenzio. la gabbia dorata in cui mi chiudi.
no, non voglio rovinarti la sorpresa. eppure non posso fare a meno di scriverti e parlare. il mio cervello non avrà pace finchè non vomiterà fuori ciò che lo tortura e lo impensierisce. perciò sopportami, per qualche riga.
no, non ho intenzione di usarti e poi sparire.o di legarmi e poi troncare di netto i nodi, per svicolare via, per scappare.
per inciso, odio le perdite. di qualsiasi tipo. anche quelle dei rubinetti. tutto ciò che scivola via senza poter più tornare indietro mi innervosisce. ed il ricordo, poi, alla lunga, mi uccide.
vero, con il tempo ho imparato a maneggiare i ricordi, dal lato meno tagliente. ma feriscono. sempre. e le mani non smettono mai di sanguinare, anche se ci si può abituare alla vista del sangue.
sei tu l'uomo delle citazioni, ma voglio regalartene una io. l'artista è una bambina di quattro anni. e quando avevo un blog decente, era contenuta nelle mie pagine più preziose.
“…e allora poi ti pungono. e se ti pungono, esce tutto il sangue. e tu diventi vuota”
vuota. non morta. vuota.
no, non ho intenzione di usarti e poi andarmene. come non ho intenzione di sposarti o di affezionarmi troppo. o di diventare una relazione extraconiugale ingombrante.
ho intenzione di viverti. giorno per giorno, per tutti i giorni che vorrai, in tutti i modi che mi concederai. che sia per farmi appendere ad una corda davanti a decine di persone o per passeggiare in un prato e gustarsi il sole in un pomeriggio d'estate. non importa. viverti è la prima esigenza. e il profumo della tua pelle mi dice che c'è qualcosa, in mezzo, che va salvato.
perciò ora ti chiedo io, il mio desiderio. il mio compito a casa: non sparire. mai.
lunedì 5 marzo 2012
to hide.
nascondersi. perchè forse hai ragione. forse avete TUTTI ragione. sono una dannata, merdosissima EGOISTA. forse non mi rendo conto dei modi in cui ferisco e faccio a pezzi la gente. non perchè non sia capace di accorgermene. ma perchè non voglio, probabilmente. ho un quoziente intellettivo sufficiente a capire certe cose. ma ho una totale mancanza di empatia per capirne altre. o forse per non volerle capire.
non capisco se sono terribilmente ottusa o terribilmente stupida o terribilmente STRONZA.
sì, mi hai visto stringere le gambe attorno a lui e sorridergli. e allora? se ti avessi visto fare la stessa cosa, avrei sorriso e me ne sarei andata. o, se mi aveste dato il permesso, sarei rimasta a guardare. sono così pazza?
e oggi è il giorno in cui ti lascio andare.
non capisco se sono terribilmente ottusa o terribilmente stupida o terribilmente STRONZA.
sì, mi hai visto stringere le gambe attorno a lui e sorridergli. e allora? se ti avessi visto fare la stessa cosa, avrei sorriso e me ne sarei andata. o, se mi aveste dato il permesso, sarei rimasta a guardare. sono così pazza?
e oggi è il giorno in cui ti lascio andare.
lunedì 20 febbraio 2012
(segnali nascosti)
avrei dovuto capirlo. tanti anni fa.
le conformazioni del cervello sono innumerevoli, pressochè infinite. e forse non sappiamo ancora cosa le influenzi, cosa le cambi, cosa le CREI.
in ogni caso, mi manca il coraggio per SAPERE. sono cose che non si possono chiedere ad un GENITORE. ci sono nata o ci sono diventata o cosa? non lo so.
ma so che da quando ho preso coscienza di quello che sono, lentamente, nei giorni che vengono, affiorano lentamente ricordi. capisco COSE. dettagli. che sembravano innocui. ma che sono chiaramente INDIZI.li scorro. per capire.
il dolore nella ginnastica artistica. non che tutte le ballerine diventino delle fetish/BSDM... ma la mia conformazione del cervello evidentemente sì. ascoltare il dolore, accettarlo come parte di sè, come necessario al cambiamento, al miglioramento. sapere che la sopportazione ti porterà ad un premio. e che imparare ad ignorare il MALE farà di te la più brava.
e poi viene: il controllo mentale. camminare scalzi su un letto di sassi e pini. sopportare la fatica fisica anche più estrema. sbucciare le patate quando sono ancora bollenti. COMANDARE il proprio corpo e non subirlo. SCEGLIERE.di sopportare. il dolore.
non credo di avere seguito uno sviluppo erotico NORMALE. o, per usare una parola che mi piace di più, non credo di avere avuto uno sviluppo erotico COMUNE. da ragazzina non capivo perchè se alle donne piaceva fare sesso facessero tante storie quando venivano stuprate. una insana contraddizione di fondo che non potevo risolvere. la notte, prima di addormentarmi, o al mattino prima di alzarmi, le mie fantasie erotiche consistevano nell'immaginarmi nuda e legata, appesa ad una parete di una cantina squallida, alla completa mercè di chi mi aveva catturato. certo, ero piccola, e le uniche voglie che potevo immaginare avesse un uomo su di me consistevano nello sculacciarmi per punirmi e nell'infilarmi il pennarello più grosso che avessi in casa nella vagina. ah, dannata innocenza. non avevo nemmeno la più pallida idea di cosa tutto ciò volesse DIRE. ero già nel filone del BSDM senza saperlo, con già una spiccata predilezione per i falli finti sovradimensionati e per il bondage più sfrenato...
ma andiamo avanti. ho imparato presto che il sesso fai da te non mi dava grosse soddisfazioni. e tutte le mie fantasie si sono spente, ho addormentato tutto appena ho iniziato a mettere nelle mani di ALTRI la mia soddisfazione. dimenticato. sparito. annoiato A MORTE dal sesso standardizzato e flebilmente soddisfacente di tutti i miei primi partner sessuali. fino a che, dieci anni più tardi, non ho CAPITO. fino a che il PRIMO non mi ha presa, sbattuta e scopata senza un briciolo di tenerezza. allora, solo allora, ho CAPITO.
e ora che so, ricordo. RICORDO. e scopro sempre nuovi dettagli.
oggi sfoglio le foto decadence e medito sulla prossima serata. tema punk. come vestirmi? cosa mettermi? dovrei chiedere al migliore amico di mio fratello. attualmente, incasellato nel ruolo educato del curatore grafico di un negozio bricoman. ALLORA, punk in prima linea. ricordo. le sue creste incrollabili. i manicotti in rete, i jeans stracciati. RICORDO. i suoi occhi blu sulla pelle bianca, sotto i capelli neri sbiaditi dalla colla di pesce. e poi RICORDO. ricordo DAVVERO. un amore istintivo, che all'epoca mi fece per un pelo quasi vergognare. e che allora seppellii, sotto metri cubi di indifferenza. senza chiedermi nemmeno perchè. ma mi ricordo quelle foto come fosse ieri. e ricordo la tentazione estrema di rubarle e tenerle appoggiate sul cuore. quelle foto da cui avrei dovuto CAPIRE. vorrei postervele, ma non le possiedo. però erano così. eri TU. con una cresta da punk. una canottiera femminile. un paio di collant o forse avevi una gonna, non ricordo. efebico. maschile ma non. sexy ma non. femminile ma non. un cazzo di ragazzino 13enne punk vestito da donna per carnevale. sono quasi svenuta. ho pensato che eri così BELLO che avrei voluto POSSEDERTI. guardarti fino a consumarti.
ricordi. seppelliti. per la paura, venuta ancora prima della comprensione, di essere diversa.
oggi CAPISCO. e so che il 2 marzo sarà una serata INDIMENTICABILE.
le conformazioni del cervello sono innumerevoli, pressochè infinite. e forse non sappiamo ancora cosa le influenzi, cosa le cambi, cosa le CREI.
in ogni caso, mi manca il coraggio per SAPERE. sono cose che non si possono chiedere ad un GENITORE. ci sono nata o ci sono diventata o cosa? non lo so.
ma so che da quando ho preso coscienza di quello che sono, lentamente, nei giorni che vengono, affiorano lentamente ricordi. capisco COSE. dettagli. che sembravano innocui. ma che sono chiaramente INDIZI.li scorro. per capire.
il dolore nella ginnastica artistica. non che tutte le ballerine diventino delle fetish/BSDM... ma la mia conformazione del cervello evidentemente sì. ascoltare il dolore, accettarlo come parte di sè, come necessario al cambiamento, al miglioramento. sapere che la sopportazione ti porterà ad un premio. e che imparare ad ignorare il MALE farà di te la più brava.
e poi viene: il controllo mentale. camminare scalzi su un letto di sassi e pini. sopportare la fatica fisica anche più estrema. sbucciare le patate quando sono ancora bollenti. COMANDARE il proprio corpo e non subirlo. SCEGLIERE.di sopportare. il dolore.
non credo di avere seguito uno sviluppo erotico NORMALE. o, per usare una parola che mi piace di più, non credo di avere avuto uno sviluppo erotico COMUNE. da ragazzina non capivo perchè se alle donne piaceva fare sesso facessero tante storie quando venivano stuprate. una insana contraddizione di fondo che non potevo risolvere. la notte, prima di addormentarmi, o al mattino prima di alzarmi, le mie fantasie erotiche consistevano nell'immaginarmi nuda e legata, appesa ad una parete di una cantina squallida, alla completa mercè di chi mi aveva catturato. certo, ero piccola, e le uniche voglie che potevo immaginare avesse un uomo su di me consistevano nello sculacciarmi per punirmi e nell'infilarmi il pennarello più grosso che avessi in casa nella vagina. ah, dannata innocenza. non avevo nemmeno la più pallida idea di cosa tutto ciò volesse DIRE. ero già nel filone del BSDM senza saperlo, con già una spiccata predilezione per i falli finti sovradimensionati e per il bondage più sfrenato...
ma andiamo avanti. ho imparato presto che il sesso fai da te non mi dava grosse soddisfazioni. e tutte le mie fantasie si sono spente, ho addormentato tutto appena ho iniziato a mettere nelle mani di ALTRI la mia soddisfazione. dimenticato. sparito. annoiato A MORTE dal sesso standardizzato e flebilmente soddisfacente di tutti i miei primi partner sessuali. fino a che, dieci anni più tardi, non ho CAPITO. fino a che il PRIMO non mi ha presa, sbattuta e scopata senza un briciolo di tenerezza. allora, solo allora, ho CAPITO.
e ora che so, ricordo. RICORDO. e scopro sempre nuovi dettagli.
oggi sfoglio le foto decadence e medito sulla prossima serata. tema punk. come vestirmi? cosa mettermi? dovrei chiedere al migliore amico di mio fratello. attualmente, incasellato nel ruolo educato del curatore grafico di un negozio bricoman. ALLORA, punk in prima linea. ricordo. le sue creste incrollabili. i manicotti in rete, i jeans stracciati. RICORDO. i suoi occhi blu sulla pelle bianca, sotto i capelli neri sbiaditi dalla colla di pesce. e poi RICORDO. ricordo DAVVERO. un amore istintivo, che all'epoca mi fece per un pelo quasi vergognare. e che allora seppellii, sotto metri cubi di indifferenza. senza chiedermi nemmeno perchè. ma mi ricordo quelle foto come fosse ieri. e ricordo la tentazione estrema di rubarle e tenerle appoggiate sul cuore. quelle foto da cui avrei dovuto CAPIRE. vorrei postervele, ma non le possiedo. però erano così. eri TU. con una cresta da punk. una canottiera femminile. un paio di collant o forse avevi una gonna, non ricordo. efebico. maschile ma non. sexy ma non. femminile ma non. un cazzo di ragazzino 13enne punk vestito da donna per carnevale. sono quasi svenuta. ho pensato che eri così BELLO che avrei voluto POSSEDERTI. guardarti fino a consumarti.
ricordi. seppelliti. per la paura, venuta ancora prima della comprensione, di essere diversa.
oggi CAPISCO. e so che il 2 marzo sarà una serata INDIMENTICABILE.
mercoledì 15 febbraio 2012
hiding me
hiding me. again. ciò che conta è non mostrarsi, mai. ciò che conta è nascondersi, nascondere, giù, nel profondo, nelle tasche, sotto. sotto. in un luogo che non si vede. in un punto che non disturba.
hiding me.
perchè è inutile che tu mi dica che posso essere come voglio. è inutile che tu dica di amarmi esattamente per quello che sono. no, non è vero. non ami come sono. non ami ciò che sono. ami il semplice concetto di amarmi. e ti aggrappi, con le unghie, le lacrime ed il sangue a quel sogno. al sogno che io non ti basti mai, che io non ti stanchi mai. al pensiero che resterai in cerca di me per sempre. finchè io non mi concederò.sei innamorato, sì. ma non di me. e io sono di nuovo sola. un'altra volta sola. come sempre. da capo. mancano pochi giorni e anche tu te ne andra. non sopporti di me quello che sono. anche se dici di amare tutto, anche quello che non sono.
allora, da capo. hiding me. indosso la corazza e mi preparo. il mio corpo nudo contro il tuo sarà qualcosa di difficile da tirare fuori. qualcosa di complicato a cui sopravvivere.
mi chiedi cosa voglio da te e per quanto. perchè, cosa vogliamo tutti, e per quanto? e cosa di ciò che promettiamo vale davvero?
hiding me. vorrei possedere una coperta di stelle e confondermi con la notte. stare solo a gaurdare. non dover più scegliere. non dover più soffrire. non dover più sopravvivere e poi dimenticare.
hiding me.
perchè è inutile che tu mi dica che posso essere come voglio. è inutile che tu dica di amarmi esattamente per quello che sono. no, non è vero. non ami come sono. non ami ciò che sono. ami il semplice concetto di amarmi. e ti aggrappi, con le unghie, le lacrime ed il sangue a quel sogno. al sogno che io non ti basti mai, che io non ti stanchi mai. al pensiero che resterai in cerca di me per sempre. finchè io non mi concederò.sei innamorato, sì. ma non di me. e io sono di nuovo sola. un'altra volta sola. come sempre. da capo. mancano pochi giorni e anche tu te ne andra. non sopporti di me quello che sono. anche se dici di amare tutto, anche quello che non sono.
allora, da capo. hiding me. indosso la corazza e mi preparo. il mio corpo nudo contro il tuo sarà qualcosa di difficile da tirare fuori. qualcosa di complicato a cui sopravvivere.
mi chiedi cosa voglio da te e per quanto. perchè, cosa vogliamo tutti, e per quanto? e cosa di ciò che promettiamo vale davvero?
hiding me. vorrei possedere una coperta di stelle e confondermi con la notte. stare solo a gaurdare. non dover più scegliere. non dover più soffrire. non dover più sopravvivere e poi dimenticare.
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