mercoledì 18 aprile 2012

corde (del piacere e del dolore)


forse hai ragione. sono stata un pesce, nella vita precedente. che ha goduto negli ultimi istanti della sua vita dello strofinio delle corde di un pescatore giapponese. in fondo, ho sempre finto di essere legata. in qualsiasi camera da letto, con qualsiasi partner, ho sempre allungato le mani verso l'alto, infilato le dita nella testiera del letto.

le corde. le corde segnano l'esatto confine tra il piacere ed il dolore. segui il loro andamento sul mio corpo e ne disegnerai l'incerta distinzione.

ci sono attimi in cui credo che non riuscirò più a respirare. se dal dolore o dal piacere, non ti saprei dire. un attimo dopo, sto respirando. davvero. come non ho mai respirato prima.

sabato sera, in estremis, qualcuno mi si è avvicinato per chiedermi cosa si provasse.
costrizione. e libertà. è stata la risposta.
la costrizione dei movimenti. la libertà di lasciarsi andare, di poter smettere di decidere, di parlare, di pensare. con le corde addosso non posso essere, non posso fare. non posso sbagliare. costrizione. sottomissione. con le corde smetto di essere ciò che sono tutto il tempo. e sono solo ciò che mi si disegna addosso. ciò che l'altro vuole che io sia. o che diventi. nella forma, nella posizione e nel modo che desidera. libertà. sottomissione, sì. forse hai ragione. mi sottometto. lascio che qualcuno decida per me. che qualcuno comandi. che qualcuno mi imponga.

legata tra le tue corde smetto di pensare. come se potessero soffocare i pensieri. il cervello si spegne ed io sto ad ascoltare solo i segni che mi lasceranno sul corpo. divoro la sensazione meravigliosa dei nodi nelle mie carni. dentro, in profondità. l'acuto dolore-non dolore e quella sensazione di soffocamento. la totale assenza di libertà. la costrizione. la sottomissione. l'ubbidienza. non potrei fare niente oltre. non potrei essere mai altrove.

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